Resa

Non terrà mai la bocca completamente chiusa.

Non incrocerà mai le gambe.

(La resa, non la lotta la salverà)

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Vacche magre

Il freddo.

Contesto simile al 2012 ma questa volta senza entusiasmo.

L’infiammazione del nervo sciatico come 5 anni fa.

Uno stipendio finto come 5 anni fa.

Nessuna voglia di sesso come 5 anni fa e castità sotto strati di lana alternata a fibre sintetiche che non mi ricordo più di che colore ho la pelle.

Sono al 3.0 dell’anno di vacche magre, sono entrata nell’anno delle vacche vegane.

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Mimetica

Scusa, non volevo urtarti. Ma tu volevi farti urtare perché hai barcollato, e sei ben piazzato, 50 kg di peso non ti fanno caldo né freddo.
Leggevi Platone, alle 8 di mattina, in un piccolo Adelphi colore degli occhi. Occhi piccoli, quelli che se non fosse per il color ghiaccio sembrerebbero cattivi. Hai tutta l’aria di essere un cattivone, di avere un brutto accento del sud, un tono selvaggio, una voce baritonale, una scarsa considerazione di quelli che hai intorno. Mani grosse e callose, capelli bianchi, divisa militare e occhi piccoli.
Lombrosiani e bambini direbbero che puoi difenderci dal terrorismo, se quello fosse il male.
Lo direi anch’io, ma solo perché leggi Platone in piedi. E perché sembra che l’intero vagone poggi sulle tue ferme e grosse gambe, non il contrario.
E se in 8 fermate alzi  lo sguardo ghiaccio un solo secondo, piccole stalattiti che fanno luce anche sottoterra, se alzi un secondo lo sguardo dico e fai un giro di volti, tutti noi intorno poggiamo sulle tue gambe.

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Merry Levov

Tutte le volte che leggo, rileggo, penso, e in questo caso guardo, Merry Levov, penso a tutte le bombe che mi sono lasciata sfuggire. A quelle che potevo lanciare al posto di tutti gli svedesi che non ne hanno avuto il coraggio.

A ognuno la sua balbuzie, la sua bulimia, la sua ribellione. La sua Libera Merry.

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White hat

È possibile stordirsi col proprio profumo?

Perdere i sensi con la propria coscienza?

È possibile giocare pulito e non vincere comunque?

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Pieni e vuoti

​Aveva uno strano modo di scrutare le persone intorno, molto lontano dalla diffidenza. Ché la diffidenza implica paura e lui non aveva paura di nulla.

Parlava volentieri con le donne, non importa se belle o meno, purché avessero qualcosa da dire. Ma anche gli uomini non lo annoiavano, parlando con loro riduceva al minimo possibile l’ego vincente per metterli in vantaggio, come si fa con i bambini , quando li si fa vincere per compiacerli. Amava tutti, filantropicamente, ma niente di personale, come un dovere o una specie di compito.

A quel primo impatto di conversazione non sembrava egoico o autoreferenziale, ma già dopo qualche ora chiunque avrebbe dovuto capire che non c’era spazio nella sua vita per qualcosa che non fosse una sfrenata e devastante ambizione, di quelle che possono farti fuori prima del tempo, farti scoppiare il cuore pur con uno stile di vita austero o ipocalorico. Piaceva parecchio, ed era un dono inestimabile piacere mentendo senza pudore a chiunque e sempre con affascinante disinvoltura, un dono di cui ringraziava sinceramente dio ogni giorno. A proposito di dio, poi, mi raccontava di credere solo al perdono, da buon opportunista che aveva studiato, più pulito di altri, per così dire. Tra le forme di garantismo, quella personale è la più accecante e pericolosa.

Un’oratoria piena di sé e del mondo, tutta esperienziale, intollerante al silenzio, faceva sospettare una paura dei vuoti. 

Di parole, di potere.

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Sospetti

Se pensassi di me stessa quello che tu pensi di me, finirei così in alto da bruciarmi le ali di cartapesta e cadere.

Non sarà quello lo scopo?

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Un classico

Da nervi vene valvole ventricoli

da tendini da nervi e cartilagini

papille nervi costole clavicole…

In spasmi da ogni poro mi esce l’anima.

Dal mio martirio viene questa pace,

questa pienezza dalla tua rapina…

A tutto ciò che non ha nome e tace

sento l’anima mia farsi vicina.

«Vuoi che tutto finisca e niente duri?

che ognuno vada a fare i fatti suoi?

stacco il telefono, chiudo gli scuri:

e che la notte ricominci! Vuoi?»

(Patrizia Valduga)


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Rapimento

Le volte che è con furia

che nel tuo ventre cerco la mia gioia

è perché, amore, so che più di tanto

non avrà tempo il tempo

di scorrere equamente per noi due

e che solo in un sogno o dalla corsa

del tempo buttandomi giù prima

posso fare che un giorno tu non voglia

da un altro amore credere l’amore.

(G. Raboni)

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Vino del nord

“Nel nostro mestiere bisogna evitare retorica” mi dici. E poi, andare nel luogo dove ci siamo conosciuti, sederci e ordinare lo stesso vino, è forse meno che Retorica? 

La carta dei bianchi , la mappa dei quartieri.

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