Quando non c’è niente da salvare

Anni fa mi sono iscritta alla newsletter di VDC – Violations Documentation Center in Syria, perché avevo deciso che era giusto ricordarmi – con dati di prima mano e sul campo – di quello che avveniva e che sta ancora avvenendo da quelle parti. Periodicamente mi arrivavano i report sui morti, sugli attacchi, statistiche sui diritti fondamentali violati, sia in arabo che in inglese, senza grafica, senza fronzoli, solo testo. Non li leggevo tutte le volte, lo ammetto, tuttavia erano un aggiornamento sì faticoso e doloroso ma molto utile.
Da un po’ queste newsletter cominciavano a diminuire progressivamente. Non mi occupo più di giornalismo e così ci ho messo qualche settimana ad accorgermene, e quando me ne sono accorta sono andata a cercare spiegazioni prima nella mia cartella spam, poi sull’effettiva mia iscrizione alla newsletter. Ma il problema non era niente di tutto ciò, quei dati non arrivano più o arrivano con molta lentezza (e non posso nemmeno immaginare con quanta fatica) perché non c’è più nessuno a fornirli. Cittadini, ONG, giornalisti, esperti sul campo. “Sono dovuti fuggire” o sono morti.
Dove c’è la guerra sono in corso una crisi, un’emergenza e una tragedia messe insieme, ma dove c’è una guerra che non si può nemmeno raccontare, con il peso dei numeri, dei nomi, delle storie, delle fotografie, è in corso più di una tragedia, è l’inferno in terra.
In definitiva non è vero che non ci sono tragedie più o meno vicine o tragedie di serie A e tragedie di serie B. Ci sono, e dovremmo capire una buona volta che questa tragedia è più grave delle nostre. Per mettere una fine, quantomeno, anche se questa piccola stupida esperienza mi sta facendo capire quanto non sia proprio rimasto più niente nemmeno da far finire.

Buon lavoro VDC, anche se ogni report è un miracolo : http://vdc-sy.net/en/

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4 risposte a Quando non c’è niente da salvare

  1. quarchedundepegi ha detto:

    È proprio così, ed è terribile… e chissà quando questa tragedia potrà finire.
    Queste sì che sono sofferenze gratuite. Ne scrissi anni fa sul mio blog.
    Buona notte.
    Quarc

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  2. tramedipensieri ha detto:

    … inimmaginabile proprio…
    anche io mentre leggevo non mi aspettavo questa motivazione.

    Pare non si possa vivere senza guerre, senza egoismi, senza sopraffazioni di ogni genere

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  3. redpoz ha detto:

    L’ha ribloggato su redpoze ha commentato:
    “In definitiva non è vero che non ci sono tragedie più o meno vicine o tragedie di serie A e tragedie di serie B. Ci sono”

    Un paio di considerazioni, giusto per mettere assieme i pezzi e dare un qualche valore a quello che dovrei aver appreso in questo ultimo anno al SOAS:
    1) raccogliere informazioni in crisi/conflitti è durissimo, di conseguenza le informazioni sono spesso erronee (White Helmets docet)- già questo definisce un conflitto “di serie A” o uno “di serie B”. Dunque, le azioni che intraprendiamo sulla base di queste informazioni sono di frequente altrettanto erronee;
    2) che informazioni raccogliamo? Un esempio (banalissimo) su mille: accedere a fonti in lingua originale, anziché in inglese, spesso cambia enormemente i numeri (e la loro distribuzione): vedasi il caso delle vittime in Colombia;
    3) come contestualizziamo le informazioni? Alcune statistiche sul conflitto in Congo asserivano che vi erano “5 milioni di morti” causati dalla guerra… peccato non tenessero conto della baseline mortality (mortalità generale);
    4) per chi / cosa raccogliamo informazioni? Non credo esista una qualche forma di “neutralità”, specie in conflitto. Pensiamo a tutte le informazioni cui ONG come ICRC o MSF hanno accesso: per chi le mettono a disposizione (anni fa vi fu una vivissima polemica fra Croce Rossa e Corte Penale Internazionale perché la prima non consentì l’accesso ai propri dati). E l’informazione, oltre che potere, può essere un’arma.

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  4. Franz ha detto:

    Al di là di ogni statistica resta la tua vera e dura definizione :” L’inferno in terra”…Ho cominciato a leggerti amica mia recente e mi ha colpito questo voler conoscere mosso dal senso di appartenenza a questa nostra specie benedetta e dannata al tempo stesso… conoscere è già agire, diffondere e far salire il moto di indignazione generale… ciò di cui non si parla diviene un abisso senza fondo, un magma oscuro, dove ogni male può imperare indisturbato. Ciao


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