Pieni e vuoti

​Aveva uno strano modo di scrutare le persone intorno, molto lontano dalla diffidenza. Ché la diffidenza implica paura e lui non aveva paura di nulla.

Parlava volentieri con le donne, non importa se belle o meno, purché avessero qualcosa da dire. Ma anche gli uomini non lo annoiavano, parlando con loro riduceva al minimo possibile l’ego vincente per metterli in vantaggio, come si fa con i bambini , quando li si fa vincere per compiacerli. Amava tutti, filantropicamente, ma niente di personale, come un dovere o una specie di compito.

A quel primo impatto di conversazione non sembrava egoico o autoreferenziale, ma già dopo qualche ora chiunque avrebbe dovuto capire che non c’era spazio nella sua vita per qualcosa che non fosse una sfrenata e devastante ambizione, di quelle che possono farti fuori prima del tempo, farti scoppiare il cuore pur con uno stile di vita austero o ipocalorico. Piaceva parecchio, ed era un dono inestimabile piacere mentendo senza pudore a chiunque e sempre con affascinante disinvoltura, un dono di cui ringraziava sinceramente dio ogni giorno. A proposito di dio, poi, mi raccontava di credere solo al perdono, da buon opportunista che aveva studiato, più pulito di altri, per così dire. Tra le forme di garantismo, quella personale è la più accecante e pericolosa.

Un’oratoria piena di sé e del mondo, tutta esperienziale, intollerante al silenzio, faceva sospettare una paura dei vuoti. 

Di parole, di potere.

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3 risposte a Pieni e vuoti

  1. tramedipensieri ha detto:

    …di buon figlio .insomma…

  2. labloggastorie ha detto:

    Wow…
    E poi io subito a pensare all’immagine di un vuoto che forse è soltanto un pieno capovolto…
    Ti abbraccio :*

  3. poetella ha detto:

    “…faceva sospettare una paura dei vuoti. ”

    ………………………….sospetti fondati, mi sa.

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