Irriducibile, che ancora fa giorno la notte

8 anni fa, di questi tempi, di ritorno da un viaggio a Parigi, conoscevo la morte della giovinezza. Della leggerezza, del gioco, della vita palleggiata sulle spalle di chi ti ama invece che sempre sulle tue.

5 anni fa, di questi tempi, conoscevo la morte delle persone, di quelle spalle che ti reggevano la vita dopo averla messa al mondo, anche se non l’avevi chiesto di stare al mondo.

1 anno fa, di questi tempi, conoscevo la morte dell’amore, che si è sciolto come ghiaccio perché l’avevo tenuto troppo stretto in mano. Mi auguro che non ci sia più nulla nella vita di violento come quella risacca gelida.

Se penso a 8 anni fa mi si fermano le pupille.
Se penso a 5 anni fa mi si ferma il cuore.
Se penso a 1 anno fa mi si ferma il sangue.

Rinasco ogni giorno, se è per questo. Ci sono più nascite che morti nella demografia della mia esistenza e non smetto di ringraziare il Signore – o chi prende alternativamente la sua forma – per questo.

Ma se penso che ancora devo lasciar andare ogni cosa, mi sembra di non poter stare al mondo. Sono portata per tenere, anche l’ustione. E ci sono ore lunghe anni in cui mi pento di non aver conservato quel ghiaccio sciolto che mi bruciava. Di non aver deposto le armi prima della guerra, prima del veleno, di ogni organo caduto come un Patroclo.
Iniziare con un mito e finire con la guerra non era dopotutto così originale.

La verità è che del mito, della guerra, della morte, dell’amore, nessuno sa che farsene.
Forse solo tu, io e i poeti

Un processo nel clima del cuore
cambia l’umido in secco; esplode oro
nella tomba ghiacciata.
Un clima nello spazio delle vene
fa giorno la notte; sangue ai loro soli
 accende il verme ancora vivo.
Un processo nell’occhio avverte
le ossa della cecità; e il ventre
conduce morte, sgocciola via la vita.
Una tenebra nel clima dell’occhio
è meta della sua luce; e il mare
già esplorato batte terra senz’angoli.
Il seme che fa foresta le reni
biforca il frutto; la metà ricade
lentamente in un vento addormentato
Un clima nella carne e nelle ossa
è secco e umido; il morto e il vivo come
spettri si muovono davanti all’occhio.
Un processo nel clima del mondo
fa spettro dello spettro; ogni bimbo nato
da una madre riposa all’ombra duplice
di loro. Un processo nella luna
e nel sole svela alla pelle tenda slabbrata;
e il cuore riconsegna i propri morti.

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