Il lieto mezzo

A Gotham city fanno a gara di felicità posticcia per non pagare il pedaggio al male, preferiscono pagare il pedaggio all’invidia.
A Gotham city fanno a gara di infelicità per fingere di credere nell’amore.
Io, di ritorno da Gotham city, ho rinunciato a forzare la realtà ai miei scopi di libertà amore e fantasia, ho smesso di mettere ordine con la violenza delle barricate, di sentirmi onnipotente davanti al caos, di mettermi in prima fila di fronte ai manganelli. Ho ceduto al sonno dell’alba, ignara di chi accanto a me aspettava di vederla. Ho rinunciato a piegare il mondo morbido come la pallina anti stress di quando ero piccola: bastava stringerla più o meno forte perché gli umani arrivassero alle stelle, gli americani al polo nord, e la terra diventasse piatta come una tigella, solo con la volontà di una, la mia.
Vi mancherà, questa bomba potentissima di ogni energia, dopo che mi avete ammanettata tutti insieme e ognuno subdolamente in un diverso momento, come Gotham cent’anni fa, come Gotham durante la guerra. Secondo la legge del più forte, che per una volta non ero io.
E allora cediamo alle leggi dei grattacieli, fingendo ciò che capita, solo perché son più alti.

Il problema del mondo – per cui sono venuta al mondo – è che il lieto fine non è mai un mezzo per raggiungere ciòcheami, ciòchevuoi. A Gotham city non è nemmeno un’intenzione. Preferiamo lo spazio che ci divide, il giusto mezzo del garantismo il giorno della gara di felicità.

Ma quando ho aperto gli occhi , in quella Gotham luminosa di luce vera, non artificiale come la sera prima, le manette erano trasparenti, la chiave era sul comodino e io a chilometri da casa. L’ho lanciata via dal taxi, la chiave, per essere come voi. Ora sono pronta per il vostro traffico di menti, cuori, organi, e brutte fini. Di quella potenza testarda, di quel mio corpo libero pieno di passaggi segreti, neanche l’ombra.

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10 risposte a Il lieto mezzo

  1. Michele ha detto:

    in fondo tutti abbiamo dentro una gotham, ma anche un batman 😉

  2. giacani ha detto:

    E’ perché il lieto fine è sempre il fine. Se poi non è tanto lieto pazienza, in ogni caso a Gotham city puoi sempre scegliere, o sei pipistrello o sei clown. E poter scegliere significa già essere un pezzo avanti

  3. labloggastorie ha detto:

    Il lieto mezzo della fine della felicità, il fine lieto di una mezza felicitá, il mezzo è la fine di una lieta felicità, il lieto ha il mezzo per il fine della felicitá, la felicità è lieta nel mezzo e nel fine, la fine è la felicitá quando il mezzo è lieto.
    Cactus come vedi la storia si legge e si scrive sempre in modo diverso e ogni città è alba e tramonto.
    Bacio bacio :*

  4. Wish aka Max ha detto:

    Dovresti leggere “Vita e natura: un approccio sistemico”. Scritto da F. Capra e P. Luisi. Ricondurre tutto all’universo forse ti aiuterebbe. Non è una boutade, sono serissimo. E forse, prima di questo, potresti leggere “Il Tao della fisica”, di F. Capra.

    • mododidire ha detto:

      Il fatto che tu me lo dica da un anno e io non l’abbia mai letto non ti dice nulla? Non ti dice, tipo “si fottesse l’universo”? 🙂
      Caro Max, la banca dei falliti come noi è differente. Da cosa non so, ma è differente.

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