Fino a prova contraria

Tra le tante retoriche attribuite a Roberto Saviano, una volta disse una cosa che mi colpì: “se in Francia un uomo di mezza età viene visto con una bella macchina di lusso, l’opinione pubblica pensa guarda che bella macchina, chissà quanto deve aver lavorato per permettersela. In Italia, di fronte alla stessa scena si dice quello è certamente un mafioso“.
Al di là dei ragionamenti su quanto possa ritenersi vero ed effettivo molto spesso il nostro “pensar male” ereditato dalla prima repubblica, mi accorgo sempre di più che persone che ho stimato e che stimo hanno fatto del creder male sempre la loro bandiera, il loro nome, il loro stile di vita. L’esercizio che voglio fare e che vorrei il mondo facesse non è di ingenuità ed è così semplice che non si può definire nemmeno utopico.
Vorrei che di fronte a un uomo di quarant’anni che cerca un lavoro non si pensi soltanto indaghiamo, lo avranno mandato via da un’altra azienda, chissà perché. Ma si dica magari noi siamo un’opportunità migliore per lui, magari abita qui vicino, magari prima non aveva abbastanza tempo per stare con i figli.
Voglio che di fronte a un padre di famiglia che mi guarda mentre corro non si pensi guarda quel maiale, ma si creda che è un uomo onesto, magari sovrappensiero o che non disdegna un fuseaux aderente senza che la cosa implichi dell’altro.
Vorrei che di fronte a un padre che lascia un piccolo appartamento a suo figlio non si creda che sia uno Scajola, ma un uomo che ha lavorato molto, che non è andato in vacanza per decenni, che a sua volta ha avuto dei genitori premurosi.
E vorrei che si pensasse che chi lavora presto e senza un master non sia stato sempre raccomandato, ma che ha avuto fortuna, o è stato bravo.
Il modo di pensare male che si ha in questo posto, forse in tutti i posti, nella vita che ho intorno e forse in tutte le vite che avete intorno e che si insinua come i vermi nel nostro cervello avvelena l’aria. E le prime vittime del pensar male non sono gli oggetti del nostro pensare, ma noi che elaboriamo castelli di merda.
E lo dico da lontano, senza (che io sappia) esserne mai stata vittima. Casomai colpevole.
Ma ora che tanta gente di me crede che io sia ingenua, mi accorgo che è meglio così, piuttosto che avere il male negli occhi, il vuoto nel cuore, il pregiudizio in testa. Che comunque troppo spesso mi avvelena. Sarebbe meglio per me vedere l’innocenza, l’amore, la bellezza, fino a prova contraria. Non il difetto, il nessuno è felice, fingono tutti, la disonestà fino a prova contraria.
E considerare Bukowski, Palahniuk come si consideravano loro, intrattenimento, e non educazione sentimentale.
Considerare Andreotti un povero demente, perché il vero significato della sua frase a volte è che a pensar male si fa peccato perché ci si perde il meglio.

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28 risposte a Fino a prova contraria

  1. labloggastorie ha detto:

    Si, si e si! Si fino a prova contraria!
    Posso esercitarmi con te?
    Un bacio :*

    • mododidire ha detto:

      Tu non ne hai bisogno mi sa! Buona giornata :*

      • labloggastorie ha detto:

        Si ha sempre bisogno…
        Tipo che io domani inizio a esercitarmi a correre, faccio mica 5 o 6 km ma diciamo solo 1.
        Dopodomani però continuo a esercitarmi sperando di arrivare a 2.
        Tutti gli altri giorni saranno un esercizio per correre ancora e più lontano.
        Buona giornata anche a te :*

  2. 17lastella ha detto:

    concordo pienamente! devo allenarmi un po’ 🙂

  3. harahel13 ha detto:

    Bellissimo, verissimo!mi sa che devo allenarmi un po’!

  4. intesomale ha detto:

    Credo sinceramente che il post sia molto bello. Personalmente, però, io fino a prova contraria non assumo che una persona sia bella, o brutta. Assumo che non lo so. Poi, quando lo so, mi faccio un’idea (spesso giudico in modo sbagliato, e mi tocca cambiare idea, peraltro). Così evito il rischio di rinunciare a forfait ad avere delle idee e una linea di condotta non troppo ballerina rispetto al mondo, e difendo il mio diritto di pensare merda di un raccomandato che entra in un ufficio, una scuola o un albo professionale saltando l’iter, di certe bellissime automobili che l’operaio Franco, che esiste, conosco e lavora come un pazzo e più di me e più di molti dirigenti che ho incontrato non si può permettere manco a sessant’anni (perché spostare pesi enormi vale meno che mettere tante firme)… ma come posso elencare gente che considero di merda, e problemi sociali che considero gravi, posso anche elencare persone secondo me splendide… in sintesi, io la mia felicità la trovo nel vivere le cose e farmi un’idea precisa di cosa sono, ma non credo che pensare bene fino a prova contraria sia meglio che pensare male fino a prova contraria. Anzi, mi pare che pensare bene di default sia un po’ a rischio di berlusconismo.

    (ah, e sulla questione delle eredità e delle famiglie, beh, la penso a modo mio, sono contrario ideologicamente al vantaggio in partenza, ma si sa, sono un po’ troppo comunista, e probabilmente non sono neppure io all’altezza delle mie idee… uh, mamma mia, sto pensando male pure di me stesso ora… incorreggibile :D)

    • mododidire ha detto:

      Infatti sei Intesomale, di nome e di fatto.
      Tu parli di persone e cose che già conosci, io parlo di cose che si pensano senza conoscerle e tra i due giudizi preferisco l’atteggiamento positivo, anche se devo ancora esercitarmi perché l’idea di dovermene stare a un angolo coi pugni chiusi a difendermi dal male che non conosco notte e giorno mi sento un po’ ridicola

      • intesomale ha detto:

        Uhm no. Mi pareva che l’inizio del mio commento si riferisse proprio a cosa presumo di persone che ancora non conosco. E cioè idealmente nulla, né il bene né il male, finché non le conosco… ma forse mi sono spiegato male 🙂

      • mododidire ha detto:

        No, semplicemente se non sei un vegetale, pensare nulla non è possibile.

      • intesomale ha detto:

        Allora penso una domanda. Come sara’ costui? E mi rispondo quando credo di averlo capito. I pensieri possono anche essere domande credo. Again: bel post.

      • mododidire ha detto:

        Again: a vivere di domande si è bravi poeti, a vivere e basta ci si deve dare delle risposte, o quantomeno dei punti fermi a cui aggrapparsi o degli occhiali con cui guardare il mondo.

  5. tramedipensieri ha detto:

    Quando si dice che qualcuno scrive i tuoi pensieri….

  6. poetella ha detto:

    bellissimo post.
    (in quanto a me… diciamo che la mia posizione è molto simile a quella di mio webfiglio Intesuccio.
    io penso”Come sarà?”… e cerco di verificare…)
    (raramente cambio idea, poi, dopo la verifica)

  7. rideafa. ha detto:

    sai modo, io credo che la fiducia, o, al contrario la differenza non siano un mero approccio aprioristico, ma in parte – e in una parte rilevante – il risultato di ogni singolo momento dentro gli occhi di chi guarda. e ogni momento ha la propria storia. personalmente, faccio fatica a rintracciare una rigidità, in un senso o nell’altro e credo, ma questa è quasi deformazione, che riuscirei a trovare ragionevoli argomenti sia per chi il mondo lo scruta stando molto attento a camminarci sopra, e sia per chi, invece, cammina con il naso all’insù per osservare il cielo chè tanto se inciampa o trova un cuscino, o una mano che lo aiuti a rialzarlo.

    quando hai ingoiato fiele, e hai osservato sulla tua pelle, ma anche da spettatore indignato e impotente (non so immaginare un binomio così letale), quanto l’uomo sa e può livellarsi verso il basso, con punte inumane, allora forse quello che sperimenterai per il futuro, in modo più o meno forte, è una sorta di prevenzione. anche con derive pericolose, se non dosata.

    diversamente, c’è chi ha, nel proprio passato, esperienze di accoglienza e condivisione e di conseguenza, non è che pensa e spera nel buono, ma proprio lo conosce.

    credo che negli occhi quando guardiamo, non abbiamo mai solo lo sguardo del presente, ma anche una traccia del passato.

    • mododidire ha detto:

      Non è un approccio aprioristico, ma un modo di osservare il mondo, un occhiale positivo, che è indubitabilmente positivo.
      Ma capisco che fare quelli che non sanno è sempre un atteggiamento conveniente , che mette al sicuro dagli errori.
      No avevo bisogno del post per assicurarmene ma i commenti sono sempre una buona conferma

      • rideafa. ha detto:

        in effetti il tuo secondo capoverso, e poi a seguire, non è per niente un atteggiamento prevenuto, èh. vediamo se mi spiego, questa volta almeno.

        rispetto a un commento che trova ragionevole qualsiasi modo di leggere il mondo, perché ogni lettura è uno sguardo dietro il quale c’è una singolare storia, la tua osservazione è stata che non sapere è un atteggiamento conveniente che mette al sicuro. ne faccio una parafrasi: non si schiera perché è un codardo e vuole cascare in piedi. e non una osservazione neutra, o positiva.

        è un pò come essere femministe e poi accusare una collega di fare carriera perché scopa con il capo.

        forse qualche volta modo, leggere e ascoltare potrebbero essere bei verbi.

      • mododidire ha detto:

        Scrivi commenti troppo lunghi per leggerli per intero. E io la prova che ciò che pensi non mi piace ce l’ho. Perché mi hai appena scritto cosa pensi in lunghi commenti.
        Questo non è pregiudizio, è giudizio.
        E di giudicare ciò che mi piace o no non ho alcuna paura perché tenermi aperta l’approvazione del mondo né mi serve, né mi piace

  8. diegod56 ha detto:

    Una riflessione molto giusta, sì

  9. giacani ha detto:

    Preferisco essere ottimista e sbagliarmi che essere pessimista e avere sempre ragione (cit.). Per me è assolutamente una regola di vita!

    • mododidire ha detto:

      E come fai? Io quando sono ottimista poi vengo miseramente smentita! Però è una regola anche per me 🙂

      • giacani ha detto:

        Perché preferisco correre il rischio di sbagliarmi. Io sono quello che dà sempre una seconda possibilità. E poi una terza e una quarta….Io penso sempre bene, cerco le giustificazioni ai comportamenti altrui e francamente nessuna “prova dei fatti” fino ad oggi mi ha convinto del contrario. La mia dolce metà – con il sarcasmo che la contraddistingue – dice che è semplicemente perché di quello che pensano gli altri non me ne importa assolutamente un fico secco. Ma lei è parecchio sarcastica (e pure un po’ acida!)…ma io la amo per quello!

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