Lettera aperta, lettera morta

Un po’ fa. Ancora viva, ancora tua

i discutibili

(Ovvero una storia in libera citazione)

Quando penso che morire lentamente è un modo di vivere, un modo di scegliere, di rinunciare, ma non di certo di dare il cuore, allora – caro Pablo –  hai torto marcio. Allora è torto il giudizio, e distorto il senso.
Dimmi che ti hanno citato erroneamente, così tanto da seccarti la bocca.

Dimmi: quando ci rubano qualcosa, potremmo mai pensare che forse spettava ad altri?

Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!

Era l’ora felice dell’assalto e del bacio.
L’ora dello stupore che ardeva come un faro.

Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
torbida ebbrezza d’amore, tutto in te fu naufragio!

Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!

Come una coppa albergasti l’infinita tenerezza,
e l’infinito oblio t’infranse come una coppa.

Era…

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5 risposte a Lettera aperta, lettera morta

  1. poetella ha detto:

    ti ho ascoltata, piccolo cactus…
    ma che tristezza, però… Uffa!

  2. intesomale ha detto:

    Credevo di aver commentato, ieri, che l’immagine dei quadri appesi nell’aria è di una bellezza incredibile, e non la ricordavo più. Davvero non so usare lo smartphone. Lo appenderò nell’aria.

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