Sogno #3 – Il rispetto del passato

Era una tua festa. Un tuo compleanno, credo.
Eravamo in una villa enorme, con le pareti rosse, divani e drappeggi vittoriani. Tu mi avevi invitata e io mi chiedevo perché, dopo tanto tanto ma tanto tempo. Ho salutato tua madre, che non si aspettava me, cioè anche me oltre a lei, ma mi ha sorriso con il suo modo dolce, che mi ha ricordato il biglietto di auguri che mi scrisse alla laurea.
Una parte di me si chiedeva perché sono qui se c’è anche l’altra? Perché sono qui se non fa né bene né male a nessuno?

Sì, la sensazione di tutto il sogno: qualcosa che non fa né bene né male annoia.

C’erano i tuoi amici di un tempo, un po’ cambiati, già laureati, innamorati, già raggiunti. Non come se avessero raggiunto degli obiettivi, ma come se questi obiettivi fossero loro caduti addosso come fiori profumati. In particolare Valerio rideva mostrando tutti i denti. Tutti erano felici. Persino tuo padre, che muove arti, sport e hobby solo per non cadere in depressione, non era su una sedia a guardarsi le ginocchia, come l’ho sempre visto nelle tue occasioni pubbliche.
A me sembrava tutto stantìo, tutto passato. Era come se fossi arrivata con la macchina del tempo, io ero avanti a tutto questo. Non mi interessava.
A un certo punto non c’ero più. Ero a una finestra della sala accanto, a lavorare col cellulare, a telefonare a qualcuno, un altro amore, un altro amante, un altro rumore, un impegno, la sensazione era però di star lavorando. Non quella molto comune di recitare un ruolo, ma quella di quando la mattina accendi il computer e sai che le ore che verranno ti ricorderanno di ciò che deve risultare alla fine.
Chiamare un amore era elaborare un consuntivo, e io ero molto triste di fronte a quella tendona kitsch con le frange dorate. Forse tua madre aveva deciso di spendere così gli ultimi risparmi dopo la pensione. Con quell’enorme villa in cui un invitato poteva perdersi senza essere più trovato.

Sentivo urla e schiamazzi, e volevo andare via. Ma era aperta campagna, e l’unico con l’auto disposto ad accompagnarmi a casa, secondo i piani, eri tu. Il festeggiato. L’ultimo che lascia la festa. Ero insofferente.
Per la paura di sembrare maleducata a starmene con il cellulare, cercando una cosa che non era lì dove ero io ma non era in nessun altro altrove. Per la voglia di andar via. Perché non ero lì per mio piacere, né per quello di nessuno, ma per la convenzione delle vite, per il rispetto del passato, per l’ossequio all’inutilità che sta fuori dal cuore che sta dopo la questione di cuore, un ossequio ipocrita a cui tutti costringiamo tutti.
Perché non avevo altro modo di tornare a casa mia, se non che tu ti decidessi a porre fine a quella tortura. Perché non avevo gambe per scegliere.

Poi sei arrivato lì, mentre nemmeno mi sforzavo di far conversazione, con questa torta al cioccolato e crema, che sembrava buonissima. Il gesto che hai fatto con tutti, la democrazia della festa. Io ho detto grazie, e nell’accorgermi di non aver preso parte al momentodellatorta non ho provato il minimo senso di colpa.
Le urla si facevano più grandi Bravo! e Discorso! e battute di pessimo gusto alle quali per convenzione si ride. E io riuscivo solo a pensare che il momento più alto della tua festa e della tua allegria, era per me quello che più si avvicinava alla mia fuga. Il sorriso di tutti era il momento buono per andarmene via senza clamore. Ma dipendevo dalla tua auto e volevo bestemmiare.

Ero lì, ma ero già andata via per sempre.
Ero andata via già da tanto, ma porca puttana, ero ancora inchiodata lì.

Tua madre mi sorrideva da lontano. Ma non c’era niente che potesse fare, io ero già andata via. Ma se lei mi guardava, allora ero ancora lì.

Mi sveglio, e mi accorgo che sì, sono definitivamente andata via.

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12 risposte a Sogno #3 – Il rispetto del passato

  1. lilasmile ha detto:

    Azz, che sogno! Ho presente quella sensazione ..ma per fortuna mia è acqua passata.

  2. giornoalterno ha detto:

    “Ero lì, ma ero già andata via per sempre.
    Ero andata via già da tanto, ma porca puttana, ero ancora inchiodata lì”.

    Bellissimo. Non il sogno, ovviamente, quello che hai scritto!;)

    F.

  3. euro150 ha detto:

    Sono quei sogni che nessuno vorrebbe mai ricordare, davvero

  4. thatfaintingthing ha detto:

    a me capita di farne, anche di complicati, eppure quel che mi rimane è sempre l’intenzione dell’ultimo fotogramma. quel sentimento che resta appeso lì, tra sonno e veglia, per un attimo, come fosse brina mentale, quasi a darti un appuntamento con un compito mai/mal svolto.
    ed è quello che ti porti dietro.
    c’è una cosa però che non sogno mai, ed è fare l’amore.

    • mododidire ha detto:

      Eh a me capita rarissimamente, così tanto che mi chiedo se non stessi solo immaginando. Chissà perché, chissà se è per tutti così…

      • thatfaintingthing ha detto:

        forse è il sogno di ogni notte.
        forse è il sogno che per primo la nostra mente mette al sicuro al primo raggio di veglia.
        forse è quello che più proteggiamo.
        a volte non ve n’è traccia nei ricordi, ma sul corpo persistono segnali precisi.
        ipotesi.

      • mododidire ha detto:

        Non sempre una macchia è peccato. Secondo me i sogni di sesso son sempre tradimento , per questo ce li nasconde la mente stessa. Li mettiamo dove non disturbano la pubblica quiete di realtà 🙂

      • thatfaintingthing ha detto:

        mischio i commenti:
        pensa a qualcuno che al risveglio trovasse su di sé inspiegabili e lunghi capelli.
        la mente nasconde quel che vuol proteggere.

      • mododidire ha detto:

        Non ho capito che male fanno i capelli in questo caso, però.

      • thatfaintingthing ha detto:

        non permettono di iscriversi in piscina.
        tipo.

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