Rinomina

Poco tempo fa, in seguito a un paio di invisibili delusioni, le peggiori, un amico che si crede mio maestro ma che è di più, un amico, appunto, mi ha spiegato che non bisogna dare troppa importanza alle cose, ai rapporti, ai progetti. Che metterci tutta te stessa, semplicemente non vale la candela, mai. Qualunque sia il progetto, non importa quanto grande l’amore.
E fin qui, niente di nuovo.
Ciò che è strano è che me l’ha spiegato in riferimento a un progetto con lui, per lui, con altri e per altri.
Io mi stupivo della sua naturalezza nel dirmi di investire poche energie in qualcosa che anche lui ha contribuito a creare, e tuttora non so se sono d’accordo.
Quello che so è che ci penso ancora, mentre a tutti quelli che mi dicono “che ti frega…(aggiungere variabile “di lui”/”del lavoro”/”del problema” ecc, ecc) non do mai più ascolto di quanto ne meriti una zanzara.
L’istigazione del mio amico a investire di meno, viste le particolari circostanze mi ha, ripeto, molto colpito.
E così ci provo. E ci trovo dei pro. E dei contro. E devo capire se fa per me.
Devo capire se lavorare poco, il giusto – che per me che sono una macchina da guerra è il minimo – e ottenere poco, il giusto – che finora è sembrato insufficiente – può essere la strada giusta, appunto.
Devo capire se mettere meno passione, meno movimento, meno vita nelle cose del mondo, del corpo, del cuore, delle mani sia la cosa giusta da fare. Se vale un buon bilancio. Se, infine, i conti tra ciò che hai dato e ciò che hai ricevuto tornano almeno un po’ (cioè almeno a tuo favore, ecco, non in perdita).
Ma sopratutto, scoprire che i conti contano. Che è tutto fatto di conti, a partire e non a finire dall’amore.
Scoprire che avere tanto senza dare nulla (o poco, che per me è nulla) si può, sempre se è vero, è quanto di più si avvicina a una scoperta sensazionale.
Se solo l’avessi fatta prima, avrei amato meglio, goduto di più, vinto tanto, giocato col sorriso

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19 risposte a Rinomina

  1. rideafa. ha detto:

    dire che ti frega di a qualcuno è un pò come dire te lo dico, ma non arrabbiarti.
    stessa identica presunzione di controllo delle reazioni emotive.
    al massimo possiamo chiedere, e nemmeno ci è dovuto, una misura nel modo di esternare. però ci devo pensare meglio,non sono tanto convinta.
    questa cosa del controllo, ecco, è una cosa che contamina molti aspetti delle còse.

    io penso, sia un fatto di confini. a un certo punto è un fatto di confini. dall’altro, da un problema, da un progetto. e non di commistione. non di plurale. non di immedesimazione.
    da un lato io, dall’altro un altro, un problema, un progetto.

    diciamo che sono vecchia e troppo poco intelligente per disegnarmi come atlante.

    • mododidire ha detto:

      Eh sì, bisogna imparare a tracciare anche i confini. Solo che i confini son sempre distacco, non ce lo dimentichiamo

      • rideafa. ha detto:

        mh, non sono tanto convinta. che siano distacchi. almeno, non sempre.
        sono distanze.

        immagino i campi magnetici.
        qualche volta, almeno per me funziona.

        trovare la distanza, è un esercizio quotidiano, anche faticoso. che non è mai la stessa.

  2. labloggastorie ha detto:

    Non so… però a me i conti contati e tornati scontentano… magari dipende dal fatto che non mi piace la matematica 😉
    Ti abbraccio :*

  3. poetella ha detto:

    un giorno dissi ad una persona a me moooooolto cara…che mi parlava delle atrocità che vanno compiendo gli uomini cosiddetti “passionali”, e lui, appunto, mi diceva (come se io non sapessi come fosse!) di non essere un passionale…
    dunque gli dissi
    – No. Tu non sei affatto un passionale. Sei appassionato.
    metti passione in tutto quello che fai e tutto quello che fai, proprio per questa passione, ti viene benissimo (ma proprio tuttoo… 😉 )

    Così di deve essere secondo me.
    Fare tutto con grande partecipazione e intensità, ma non farsi prendere la mano dalle, diciamo, passioni. Guardarle dall’alto. Governarle.
    Ma fare e fare efare…buttandosi anima e corpo in ogni progetto. Consapevolmente. Appassionatamente. Serenamente.
    Dico io…
    😉

  4. gattaliquirizia ha detto:

    forse la cosa migliore sarebbe avere la memoria dei pesci rossi. dare tutto ciò che sentiamo a una situazione/lavoro/persona, e poi rimuovere il tutto l’istante successivo. zero aspettative, zero pretese, zero illusioni. attraversare le cose con tutta la passione di cui siamo capaci, ma farlo per star bene noi, per soddisfare una sorta di egoismo (quello sano), e non in virtù di un ipotetico/improbabile “ritorno”. questo è quello che mi sforzo di fare, chè arraffare e non dare niente (o poco), haimè, non è mai stato nelle mie corde.

  5. Gintoki ha detto:

    Non lo so, a volte provo invidia per chi riesce a essere così calcolatore e fare – appunto – i conti vedere quando tornano e quando non tornano, fare l’equilibrio bilanci investimenti e tracciare rette su assi cartesiani. Dall’altra parte, penso che senza passione infusa sia tutto una grande, enorme, gigantesca noia.

    • mododidire ha detto:

      E invece ti stupirà quanto sia una noia passioneggiare su cose e persone che non se lo meritano

      • Gintoki ha detto:

        Sì, c’è il rischio della delusione, però…fare le cose senza metterci niente dentro, non so, fa passare la voglia. Vale almeno per me che soffro di pigrizia mentale, se non c’è un qualcosa che dia un senso non riesco ad applicarmi

  6. vagoneidiota ha detto:

    Eppure, rimango convinto che le cose si facciano per amore e con il massimo sforzo.
    E questo, non per gli altri. Esclusivamente per noi stessi che portiamo in grembo una “tara operativa”, un modus emozionale che ci porta ad investire prima di tutto sulla nostra persona.
    Il contrario vorrebbe dire mentire guardandoci allo specchio.
    Per te:
    Comes to the light – jill scott

  7. Ho l’impressione che i conti non tornino mai, non nel modo in cui ci aspetteremmo. Sono sempre le aspettative a fotterci. Io dico che se ti aspetti che una cosa vada in un certo modo, ecco, puoi anche esser certa che in effetti andrà in un certo modo ma, stai tranquilla, non in QUEL certo modo che pensavi tu. Ecco perché i conti non tornano mai, perché ci aspettiamo che tornino nel modo sbagliato…

    Detto questo, io ci metto tutta la passione e tutto il cuore che ho nelle cose che faccio, e non mi chiedo, né mai mi chiederò, se sia giusto o meno così, perché è solo così che io so e posso essere.

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