I figli buoni e i figli cattivi

Faccio un bilancio di quante ore mi hai voluto, di quante mi hai buttato via.
Faccio un bilancio di quante ore ti ho voluto, di quante ti ho buttato via.
Ma se lo faccio io non vale, perché io conosco il pensiero e l’intenzione quando sono i miei, e vedo chiari solo i miei segni, di te conosco solo il fatto.

Il fatto di oggi è un esercito marciante di una madre dai capelli rossi, seguita da figliolette dai capelli rossi con lentiggini che guardano una senzatetto, più o meno dell’età della loro nonna. La madre dice “con tutti gli angoletti che ci sono per strada, proprio qui doveva mettersi?”, delusa dal fatto che la signora dormisse proprio nel mezzo del marciapiede e non – come si è abituati a vedere – appoggiata alla parete o a un gradino.

Le bambine ridacchiano e annuiscono in modo inconsapevole, o più consapevole che mai, ipotizzando ad alta voce in quale angolo di questa strada dovesse andare a depositarsi quel sacco umano meno profumato di noi.

Quello che pensiamo influenza davvero quello che facciamo? O il mondo delle idee non ha alcun rapporto carnale col mondo delle cose, e l’unico filo è il dire?

E se l’unico filo è il dire, quale padrone serve? Il fare o il pensare?
Perché di cattiverie se ne dicono tante, ma è solo il fare che salva il mondo, la vita, l’amore. Dov’è la differenza tra le persone: nel dire, nel fare o nel pensare?

Io sono per il fare, mi è stato detto da una persona competente, assolutamente non per renzismo, nemmeno per astrologia, ma per impostazione delle vene e delle cellule.
E allora Dire – fare: 0 -1
Perché se uno non sa vivere, nessuno dei suoi simili saprà quello che pensa. Ma se tu sei per il pensare e basta, ci incontreremo mai?
I figli “buoni” e i figli “cattivi” si distinguono da piccoli? Per quello che dicono, fanno o pensano?

E perché nei test psicoattitudinali delle agenzie ci sono sempre domande sul pensare qualcosa dei fiori e degli hobby e mai dei senzatetto?

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9 risposte a I figli buoni e i figli cattivi

  1. Michele ha detto:

    tra pensare e fare c’è di mezzo il mare, e forse è meglio andare al mare e via, non fare non pensare la fantasticare un po’ 😉
    sorriso, buona domenica

  2. e tu non hai fatto i test per il militare: altro che domande sui fiori…

  3. intesomale ha detto:

    che importa quindi se ridono in modo consapevole, o inconsapevole? la risatina è un fatto. poi ci sono i fatti pensati, che sono la cosa peggiore, provocano svarioni, allucinazioni, paranoie, e più sono grandi le vene e piccole le menti, più grandi possono essere le conseguenze del pensiero strabordante… io eliminerei queste distinzioni tendenziose e mi limiterei al verbo: vivere. più invecchio e cresco, più mi sembra che il tema sia quello. per il resto c’è chi vende unghie ai lebbrosi, e bisogna stare attenti.

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