Dove finisco io

C’è chi dice “tutti”, e c’è chi dice “solo io”.
Di fronte all’infelicità propria, alcuni dicono per consolarsi “io sono infelice, ma chi non lo è?”
Altri “perché proprio a me?”

Di fronte a una competizione persa, alcuni dicono “sì ma nessuno è arrivato primo”, mentre altri pensano “si ma io lo meritavo più di altri”.

C’è chi ha bisogno di uno stimolo di integrazione costante con quello che c’è fuori, legittimazione dal mondo esterno, affermazione da parte della sua specie.
E chi ha bisogno di sentirsi estraneo dal proprio stesso mondo, e dimostrare che come guarda lui l’umanità dall’alto di presunta saggezza, non la guarda nessuno.
Sfuggire ai giudizi, come portatore sano di rara genetica (il mondo è bello perché lo vario io).
Mi sono sempre sembrati due opposti punti di vista, il primo decisamente molto più ecumenico (spostare la visuale su altri nel bene e nel male vuol dire relativizzare il sé), l’altro più autoreferenziale, egocentrico, ma a volte proprio di spiriti grandi e lungimiranti davvero.
Ci ho messo 25 anni per capire che non sono “alcuni” o “altri”, ma sono la pancia e la schiena dello stesso individuo.

Forse la causa dei terremoti è la terra che stanca dei nostri egoismi mascherati, vuole sollevare un piedistallo per tutti, dove farci salire, o sotto il quale democraticamente affossarci.

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7 risposte a Dove finisco io

  1. Erre ha detto:

    Non vedo nulla di democratico nemmeno nei terremoti. Detto questo, riflessione profonda e acuta. Ma non è una novità. Buona notte.

  2. LuceOmbrA ha detto:

    Siamo molto più simili di quanto non vogliamo sembrar diversi. In fondo le nostre emozioni e le nostre paure sono tutte uguali. Quante volte ci riconosciamo in una frase letta in un libro, in una canzone che ci cattura alla radio, in un post di qualche blogger che potrebbe essere ad anni luce di distanza da noi come età, cultura, esperienze di vita. Forse è più una questione di “intensità”…

  3. o forse è semplicemente che, prima o poi, diventano comunque “trippa” e “gobba”.

  4. Topper ha detto:

    A 25 anni io non avevo capito nemmeno me stesso e non che oggi abbia fatto tanti passi avanti. Siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo. Dipende da come ci osserviamo, da cosa ci giudichiamo e da una miriade di altre cose che alla fine, credo, non hanno una grande importanza. Già riuscire a guardare se stessi è una grande qualità.

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