È tempo di imparare

Vorrei governare il tempo. Vorrei sedermi di fronte al sole per un’intera giornata, senza orologi, vestiti o sovrastrutture, vederlo sorgere e tramontare.
Ho pensato che di questo passo veloce morirò senza averlo visto mai fare il suo corso per intero. Ho pensato che sarebbe come morire senza aver mai visto la propria madre.
Il tempo mi è nemico, non sono mai riuscita ad amarlo, ad addomesticarlo come vorrei, nemmeno con questo blog che è nato in un momento che mi ricorda questo.
Lo rincorro il tempo, da un tempo che nemmeno ricordo, lui mi ridicolizza all’inizio della settimana, poi alla fine, all’inizio del mese e alla fine, all’inizio dell’anno e alla fine. Me ne accorgo solo ora: mi ridicolizza sempre. Perché c’è sempre qualcosa che non ho fatto e avrei dovuto. E lo immagino questo vecchino più agile di me che sghignazza mentre mi tiene al guinzaglio, mi vede correre avanti e indietro senza meta e si chiede “dove cazzo va questa senza tregua? Non lo vede che per avere l’approvazione della sua gente sta perdendo dignità ai miei occhi?”
Vorrei possederlo il tempo, stringerlo in un pugno e decidere io, a clessidra, quanto farne passare, quanto far durare un’ora, una giornata. Perché un’ora e una giornata sono una convenzione, non ce lo dimentichiamo mai. Vorrei per una volta tenerlo al guinzaglio io. Non sarei tiranna come lui, no: lo farei giocare, gli fareifare il suo giro, sono sicura che tornerebbe da me, a restituirmi quello che mi spetta. Farmelo amico, confidente, far sì che cammini con me.
Mi avevano detto che in Oriente lo sanno fare, perché lì il sole sorge, e il sole è rimasto un dio. Allora sono andata in Oriente, ma non l’ho imparato.
Mi avevano detto che chi coltiva le piante lo sa fare, perché conosce il ritmo della natura, e guai a forzarlo quel suo ciclo di vita e di morte. Ma non conosco nessuno che ami le piante al punto da insegnarmelo.
Ho conosciuto persone sagge, ma erano tutte morte, lo hanno scritto ma nemmeno loro me l’hanno insegnato.
Vorrei aver voglia di un frutto e non trovarlo, perché non è di stagione. Forse una volta per tutte imparerei che al tempo non ci si ribella, non lo di sfida nel vortice dell’ “intanto”, il tempo va respirato, accettato e coccolato, non maledetto. Ci si deve accontentare del tempo, non risparmiarlo, barattarlo e volerne sempre di più di più h 24…
Il vero tempo è qualità, la quantità è sudore vano.
Se la nostra mente è tarata sul tempo, perché io non so stipulare un patto con lui? Perché non so imparare?
D’altronde non mi è mai capitato di ricordare una stagione, un anno, un’infanzia.
Ma un bacio, un tramonto, una risata sì.

Signora abbia pazienza
Le piante non hanno fretta o scadenza
È solo questione di poche settimane
Perché temere che non possano sbocciare.

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17 risposte a È tempo di imparare

  1. labloggastorie ha detto:

    Una volta davo la colpa al tempo e qualche volta era il tempo che mi dava un colpo.
    Mi sto convincendo però ultimamente che il tempo ha una vita sua e non ne vuole altre da portare sulle sue spalle, forse più che cavalcarlo farebbero meglio a camminargli al fianco.
    Farei meglio anch’io 😉
    Un abbraccio!

  2. elinepal ha detto:

    Il problema è appunto avere la mente tarata sul tempo. Ma tu sei giovane. È normale.

  3. thatfaintingthing ha detto:

    io credo che sia nelle cose che ci scorrono dentro. nella nostra capacità di lasciarle fluire in parallelo. l’idea di troppo breve è più che altro legata al fatto che tendiamo a mettere un inizio e una fine, mentre invece potremmo togliere i nastri dalle partenze e dagli arrivi.
    vivo il presente di una cosa, il passato di un’altra, il futuro di una terza.
    a volte le cose si intrecciano, a volte cercano spazio in posti diversi, più coperti, e cominciano gli altrove.
    avrei sempre voluto credere nel tutto qui e tutto adesso, ma in fondo se è vero che si vive una volta sola non è così vero che si vive una vita sola.

  4. thatfaintingthing ha detto:

    percorsi.
    c’erano mille me alla partenza della maratona di Me.
    c’erano quelli che erano lì per correre,
    quelli che erano lì per passeggiare e godersi la giornata,
    c’erano quelli che si sono infilati in un bar a sbevazzare dopo il primo chilometro,
    qualcuno si è ritirato,
    qualcuno è andato fuori di testa e ha cambiato il percorso.
    se mi guardo attorno siamo ancora in tanti, qualcuno si attarda, qualcuno sta per cedere e qualcuno tende la mano ad un altro.
    poi ci sono io che ogni tanto scrivo qui, ma è una scusa per prendere fiato..

    che poi.. ma dove cazzo stanno andando, tutti questi me? quasi quasi mi sfilo il pettorale e me ne sto qui un po’.
    hai dell’acqua, per caso?

  5. questa è uno di quelle tue riflessioni che adoro. lo sapevi già vero?
    (p.s. ma non mi ero mai accorto del nuovo header. chi/che cosa è?!?!)

  6. bakanek0 ha detto:

    Hai detto (e bene) tu: il tempo è un bacio, un tramonto, una risata. Il tempo che ci logora è una Moleskine nelle cui pagine ingabbiamo la nostra vita fino al minuto secondo.

    • mododidire ha detto:

      Che alla fine io gli impegni dopo che li ho cancellati dall agenda li rimuovo del tutto, mentre i momenti non stanno sull agenda ma me li ricordo sempre

  7. thatfaintingthing ha detto:

    una persona un giorno mi disse che siamo costituiti per il 90% di ansia.
    non so se condivido, nel mio caso l’ansia é quella pellicola che separa quel che riesco a fare da quel che dovrei fare.

  8. apity ha detto:

    Io penso che sarebbe fin troppo facile vivere senza la naturale ansia messaci dal tempo. Sarebbe facile vivere avendo tempi infiniti e non ci permetterebbe di provare una vasta gamma di emozioni. Non si puó possedere tutto, bisogna vivere piano piano, giorno dopo giorno, secondo dopo secondo. Se avessi il tempo te lo godresti fino in fondo? Non credo, perché ne avresti troppo e non lo impiegheresti bene. I primi tempi probabilmente lo sfrutteresti al massimo, ma poi? Dopo aver fatto e provato tutto? Niente. Ammireresti il sole e amen.

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