Di me nella tua storia

È una di quelle sere tue, tue e di nessun altro. Una di quelle sere che mi sembrano di un anno imprecisato, era un anno fa che ti scrivevo davanti alla finestra immaginando qualcosa? Erano forse due? Era forse inverno o primavera? Era la mia prima sigaretta dell’anno o la tua ultima?
Non possiamo decifrare le stagioni delle tue storie. Io la tua storia l’ho cercata a tentoni, muovendomi come su un campo minato su un piede solo, ma avrei potuto cercarla con più sicurezza, perché quelle mine erano fiori.
Non so come ringraziarti di quei fiori, di quella storia che era tua e che hai dato a me mentre ti scrivevo da questa finestra della cucina, dove un giorno eravamo insieme e la tua storia continuava con me e te come un raro sentiero senza buche.
Ho dimenticato di ringraziarti per avermi dato la storia di te, il tuo sottofondo musicale, il contenuto segreto dei tuoi capelli nel profondo di quello che a piccoli lampi a volte ho pensato di capire.
Ci sono riuscita? Non lo so. Ma questa sera, di fronte a questa finestra, le storie che ci siamo scambiati mi sembrano così piene che non le rimpiangerei e non le scambierei con nient’altro.
Mi sembra che solo tu mi abbia insegnato quanto le storie sono cose, quanto incontrare le parole è graffiare la pelle.
Mi scuso per essere me, per essere stata quella che rinfaccia, che si sveglia pensando a cosa non c’è, che dorme sognando ciò che non ha. Perché questa sera più delle altre ti sono grata per lo spazio che ho avuto nella tua storia, per le scatole cinesi di favole che abbiamo accumulato, di bibbia e Corano, di mare e terra, di giudizi e realtà.
Questa sera penso senza tempo, e senza spazio. Mi accorgo di aver dimenticato quando sei arrivato e quando te ne andrai, gli inizi e le fini, la data, la distanza e la vicinanza.
Questa sera sei per me eternità.

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2 risposte a Di me nella tua storia

  1. thatfaintingthing ha detto:

    c’è così poco da fare.
    sono parole sotto vetro, le tue. in una teca blindata e protetta da un codice.
    da qui si possono solo osservare, sarebbe forse il caso di copiarle con cura su di un muro bianco per poterle pasticciare e avvicinarle così.
    ma perderebbero il colore che hanno assunto, per via del vetro, credo, dei suoi riflessi.
    e allora c’è così poco da fare o da dire.
    anche se c’è un destinatario: uno solo, ma uno c’è.
    lui leggerà, lui saprà.

  2. apity ha detto:

    Anche io dovrei scusarmi con le persone che ho intorno. Per essere me. Per essere quella che non risponde, sta zitta, dice sempre di no, non abbandona il suo guscio duro, non si esprime mai oppure lo fa in cosí tanti modi che ormai nessuno si rende conto della sua espressione.

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