Il potere (ovvero a cosa i rapporti non possono rinunciare)

Dopo aver parlato qui del successo, trovo inevitabile parlare di quella che credo sia la sua conseguenza: il potere. Vi dirò quello che ho imparato finora.
Quello che esercitato tra più persone è successo, esercitato tra due individui, si trasforma in potere. E qual è la prima costruzione sociale a cui si pensa tra due individui?
La coppia, naturalmente.
Nella coppia l’esercizio del potere è instancabile come la tolleranza, la dinamica politica chiara come il sacrificio, e per un tempo non ben definito – che va da alcuni mesi, o per i più fortunati, anni – le si dà il nome di “amore”. A tutti noi questo suona cinico o incomprensibile, ma la causa della dinamica di potere sta tutta nella considerazione del rapporto amoroso come un rapporto di possesso. Mentre pensiamo di “avere” un/a ragazzo/a, un/a marito/moglie, pensiamo contemporaneamente a tutti gli altri, esclusi dalla nostra proprietà. È come se ci spezzassimo in due: una parte di noi pensa “è mio/a”, l’altra pensa inconsciamente quanto inevitabilmente “quindi non è di nessun altro”.
A questo punto è un passo!
Il carattere più forte domina, quello più debole soccombe. Quando il movimento non è chiaro, è solo perché ci si divide i campi d’azione, ma non per questo non deve più chiamarsi “esercizio di potere”.
«Lei è una irruenta, io la faccio star calma mentre è lei che mi dà una sveglia quando io mi butto giù, però negli ultimi tempi ho seriamente pensato di lasciarla» mi dice un lui mentre mi porta al supermercato fingendo che manchi un ingrediente per la pizza, e ci lasciamo dietro le urla di lei «poi però pulisci!»
Ma non succede mai che il carattere più debole prenda una decisione determinante per entrambi, è contro natura, come un fringuello che mangia un leone.
I due individui non se ne accorgono, perché nessuno dei due caratteri – forte o debole – è conscio di quello che sta accadendo, e di sicuro non lo è finché si usa la parola amore.
Ma quando la dinamica dello scambio “io do questo a te, tu dai questo a me” si incrina, o si misura male, la faccenda del potere comincia a pesare. Comincia a chiamarsi in un altro modo, fino allo stadio finale che è la limitazione della libertà.
Chi ha detto per primo che un popolo non può stare senza nessuno che lo governi? Forse gli anarchici, dopo aver preso per secoli solo mazzate.
Lo sbaglio è pensare che nessuno può stare senza l’autorità di un’altra persona a fianco.
E purtroppo si crede davvero così, per educazione, sovrastruttura culturale…
Mesi fa ho fatto un’indagine. La domanda era: tu pensi che si possa vivere una vita felice senza un/una uomo/donna vicino? E tutti, dalla mezza/terza età ai miei amici cresciuti nell’era digitale, a quelli più piccoli di me, mi hanno risposto che no. Che se accade, di sicuro non è per tua scelta, ma per circostanze sfortunate, che avere una persona vicino è una necessità, un bisogno.
Allarme: Nessuno di loro ha parlato di scelta, nessuno ha parlato di sentimenti.
Riflettendo sul risultato del sondaggio mi sono chiesta: è giusto che una forza così immensa come l’amore si possa ridurre a una necessità, un bisogno, che di per sé costituiscono una materialità, e un po’ ci fanno cadere nell’animale?
Quando tra una coppia che conosco lei ha deciso che dev’essere lui a occuparsi di tutto, compreso portarle le pantofole, mentre lui si china per prenderle, davvero la ama? O porta avanti questo gioco perché sa che lei più tardi organizzerà un viaggio, o gli riempirà la casa di amici, e la vita di baci? Ed è davvero uno scambio equo? Davvero “non gli costa nulla”?
Quando fra un’altra coppia che conosco si rischia il divorzio perché lui lavoratore vuole che lei non lavoratrice serva il pranzo all’ora esatta in cui lui torna a casa tutti i giorni, mi chiedo se davvero lei consideri un atto d’amore servire il pranzo – come mi confessa mentre condisce la pasta – oppure se ha paura che non facendolo per un giorno lui possa andare via per sempre.

È naturale tutto questo?

Tra due persone uguali (per assurdo, perché questa premessa non è possibile), non esiste alcuna paura, o meglio la paura è reciproca e si annulla. La paura è generata dal fatto che c’è sempre una persona che è “più” (più indipendente, più sicura di sé e quindi del mondo e quindi dell’altro, più amante del rischio, meno timorosa della solitudine) e una che è “meno”, e l’equilibrio esatto della bilancia di quello che l’uno dà all’altra, o di quello che l’una è per l’altro, semplicemente, non esiste.
Perché se è vero che non esistono popoli servili per “natura”, è vero anche che esistono popoli servili per via di anni di dominazione straniera.
Se è vero che non esistono individui deboli, o uomini senza qualità, e secondo me neanche individui senza volontà, è anche vero che il muscolo del volere si atrofizza anche prima dei tricipiti o dei glutei, a non usarlo.
Insomma anche l’amore, come il successo, le belle macchine, le ville per le vacanze, le settimane bianche, la popolarità, il lavoro, la carriera, ecc. ecc., è per i potenti.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Life, Love, Moralismi e relativismi e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

17 risposte a Il potere (ovvero a cosa i rapporti non possono rinunciare)

  1. quanto ti adoro quando scrivi queste cose. e comunque “bisogna farne di strada da un ginnastica d’obbedienza etc etc. così coglioni etc. etc. che non ci sono poteri buoni”.(cit.)

  2. intesomale ha detto:

    beh, toccherà inventare una nuova parola allora

    • mododidire ha detto:

      Al posto di ?

      • intesomale ha detto:

        di amore. Oppure tenere la parola e cambiare umanità

      • mododidire ha detto:

        Ma non è necessario, basterebbe essere consapevoli di che cosa effettivamente sia l’amore e quali le dinamiche che si nascondono dietro.

      • intesomale ha detto:

        eh ma sai, conosco coppie, pochissime, che non sono così… meriterebbero forse una distinzione, poveracci 🙂

      • mododidire ha detto:

        Forse non lo sono più o non lo sono ancora, la premessa è che il potere diventa visibile all’occhio esterno (in questo caso il tuo) quando la bilancia della compravendita e dello scambio si incrina

      • intesomale ha detto:

        Ok, I capitulate, come dissi quando il prof. M mi dimostrò che una mia teoria era sbagliata. Ancora non sono convinto che avesse ragione, ma non sono neppure sicuro di averla avuta io 🙂

      • mododidire ha detto:

        Nemmeno io so se ho ragione o no, ma questi post provengono da anni di accurate analisi sul mondo che mi ricorda, ricerche, prove e controprove sulla mia pelle e su quella degli altri. Se anche pecco sulla ragione, non si può dire che manchi di metodo 😉

  3. Wish aka Max ha detto:

    Io sono .not. adp. e ne avrei di cose da dire, uh, se ne avrei… ma ti toglierei il piacere della scoperta. 😛

  4. redpoz ha detto:

    Io credo potrei passare la vita senza una/uno vicino, per scelta intendo.
    Ma credo anche che il confine fra la scelta e le circostanze (s)fortunate sia assai labile.
    Alla fine, le scelte diventano circostante e le circostanze scelte.

    Mi vorrei soffermare di più sulla domanda se tutto questo sia una necessità… cioè: lo è davvero? Sarà che io di “necessità” ho un concetto assai ristretto, ma non lo definirei mai tale: l’uomo (la donna) vive anche senza amore (di coppia, ma dirò di più: anche senza amore tout court). Allora non è una necessità.
    E’ una comodità. Se possiamo chiamarla così.

  5. Pingback: Femminismo – redpoz ter: questioni ancora insolute | i discutibili

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...