Empathy for the devil

Quando mi guardo intorno, vedo distanze forzate tra la gente. Passioni che una volta volavano libere, “giuste” o “sbagliate” che fossero, ora dipendono dall’orario di un autobus, da uno stipendio, da un’ora di straordinario.
Vedo in tv e fuori dalla tv persone che stanno meglio di me che contattano da salotti malarredati persone che stanno peggio di me e che chiedono loro testimonianze su famigerati contintasca. Le pagassero ste testimonianze, poi.
Io ci vivo in mezzo. Sto in mezzo a soldi che c’erano per i miei genitori e assurdamente non ci saranno per i miei figli. Sto in mezzo alla paura di fallire e alla paura di fallire dopo essere riuscita, che è anche peggio.
Sto in mezzo a luoghi che c’erano quando sono nata e ora sono finiti in macerie. Sto in mezzo a chi capisce e chi ancora pensa che le cose siano migliorate perché può studiare come rubare legalmente i risparmi di chi si fa il mutuo.
Sto in mezzo a quei coglioni come me che fanno quello che amano perché non sono stati abbastanza lungimiranti per capire che quando arriva l’uragano si fa la scorta di pane, non di zucchero.
Io sto in mezzo, e quindi in una posizione privilegiata, si direbbe. Perché posso mettermi a braccia incrociate a osservare.
Io sto in mezzo, nella posizione giusta per guardare davanti a me e indietro, e non vedere niente di buono, da nessuna parte.
Ma pochi si rendono conto del pericolo, nessuno ha paura di votare la persona sbagliata, non importa quanto intelligenti hai sempre pensato che fossero.
Ed è così che scopri che con i venti favorevoli erano in gamba cani e porci.
Ora siamo fottuti con violenza sulle macerie e a nessuno fa più male.

(Eventuali commenti ottimisti saranno prontamente censurati.)

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13 risposte a Empathy for the devil

  1. unododici ha detto:

    Qui c’e’ poco da commentare e molto da riflettere.

  2. poetella ha detto:

    e in quanto a ottimismo…
    non credo di ricordarmi più cosa sia…

  3. chiaralorenzetti ha detto:

    Leggendo le tue parole, ho pensato alla mia condizione. Nel mezzo, faccio come mi pare di avere capito, come te, un lavoro che amo, ma che non da nessuna speranza in questo momento. E nel mezzo, non riesco a risorgere, ammutolita di fronte allo sfacelo che vedo ogni giorno.
    Dove la si trova la voglia di riprendersi la propria vita?

  4. Wish aka Max ha detto:

    Forse ti rispondo con un post.

  5. Aida ha detto:

    “virtus stat in media res”. ma anche “intelligenti pauca”! P.S. non censurarmelo!

  6. Pingback: Povera patria | Serbatoio di pensieri occasionali

  7. redpoz ha detto:

    Sembra l’ “angelus novus” di Benjamin ( http://www.filosofico.net/benjamin.htm ).
    A volte penso che in questo “essere in mezzo”, semplicemente (?), dovremmo abituarci a vivere da barbari…

  8. federicabiasco ha detto:

    L’ha ribloggato su .

  9. vetrocolato ha detto:

    Ottimismo? Non ricordo, si mangia?

  10. bleachedgirl ha detto:

    Scorte di zucchero, sempre. Altrimenti non vale neppure la pena salvarsi.

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