Tre immagini (post liberal)

Il senso del tempo sono tre immagini che ho di te che, clessidra forata, me lo fai scorrere via dietro le pietre del cortile.

La lettera sulla schiena. Sei arrivata in ritardo al matrimonio di Cinzia, sorridente come fosse un privilegio e ti sei seduta di fronte a me. Come fosse un diritto. Presuntuosa e solenne hai preso il tuo posto. Non potresti convincere nessuno che è non è per te il luogo che a te hai destinato. Sono i tuoi occhi la prima sentenza della proprietà privata, il diritto di godimento più giusto su tutte le cose.Ma non è dei tuoi occhi l’immagine. Della tua schiena nuda, che mi stava davanti, sugli ultimi banchi della chiesa, con la luce del pomeriggio così forte che non sapevo più se mi ero seduto dentro o fuori, e che illuminava la G mentre si ostinava a sbatterti sulla colonna vertebrale memore della camminata veloce e ritardataria. Una lettera, una stupida lettera d’ottone, legata a una catenella che scendeva a punta fino a metà della schiena partendo da un abito di seta verde, di media lunghezza, leggero da intravedere una scapola, un capezzolo impertinente.
Offuscato dal tuo materialismo, ho realizzato l’iniziale della marca prima di assimilare la tua lettera d’oro all’iniziale del mio nome. Schiena liscia e nuda, drappo di seta sul fondo, oro a metà, vizio su in alto, la tua nuca ottusa e menefreghista che concilia gli opposti, il duro e il morbido delle consistenze.

L’acqua sulle gambe. Il vizio di fiondarti sulla riva di un’acqua qualsiasi di una giornata qualunque, giocando a non bagnarti il ginocchio, costringere gli altri a fare altrettanto. L’espressione del tuo viso quando l’acqua sbatteva contro i polpacci, il solletico dietro. Pietruzze sugli alluci dipinti, e io lontano e incastrato, lontano e mortale, tra le mie ossessioni e fuori dalle tue, bagnarmi le gambe era già affare di stato e autostrade di conseguenze uccidevano sorrisi. Ero fermo e lì seduto, e mi lasciavi da solo perché non avevi compassione. Esserti grato di avermi creato un cerchio di non compassione con il fuoco, quando tutti quelli che hanno le gambe solide non chiedono altro che essere compatiti.
Tornare indietro e portarmi una goccia che scivolava dal palmo come fosse l’ultima era più invalidante che aspettarti. Asciutto e umido dello stesso caldo.

L’altalena arrugginita che si muoveva da sola, senza neanche più vento, ma – credevamo – per abitudine. Lasciavi solo me per non lasciare sola lei, stato di degrado e abbandono dei giardinetti, come di tutto ciò che è pubblico, l’abbandono in cui rantolavo quando ancora non ero tuo come un pennello da trucco.
Il tuo spingerti con gli occhi e sempre qualcuno disposto a farlo meglio al posto mio. Dover anche essere grato, a chi fa le veci di un immobile, ti avvicina un po’ di più alla spazzatura delle ville comunali, al sacchetto di plastica che disturba le fotografie di paesaggi. Io scatto, scatto quando vuoi, gambe tese o a riposo, del cigolìo dell’altalena ricordo solo i litigi sul fatto che per te fosse suono ipnotico, per me rumore.

Il tempo è quando riesco a immaginare l’abito verde con la G sulla schiena sollevato appena per permetterti di assaggiare l’acqua con le caviglie e un’altalena che si muove da sé, che da riva ti spinga lontano sfiorando l’acqua.
Il tempo è quando io posso alzarmi da questa sedia e allontanarmi, e del tempo sentire solo la tua risata per l’acqua fredda, vedere del tuo vestito bagnato un orlo che mi dica quanto sono finalmente lontano, quanto posso augurarti di muovere le gambe che mi hai rubato.

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14 risposte a Tre immagini (post liberal)

  1. poetella ha detto:

    ma è terribile!
    brucia.

  2. numeronove ha detto:

    Anche secondo me sei brava. Mi piace questo post per le parole, ma anche per come è presentato. Mi piace studiare, quando capito negli altri blog, le idee di pubblicazione quando ce ne sono di interessanti come questo.
    Ho visto che mi segui dai link qui di fianco, non ricordo se in passato ti ho visitato, ma non credo in quanto da poco ho ripreso l’attività in maniera seria. Ti aggiungo anche io.
    Scusa le tante parole usate per entrare nel tuo mondo, a presto.
    Tony 🙂

  3. Cybermax ha detto:

    e’ spaventosamente bello!!

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