«Non lo sa che noi qui stiamo lavorando?»

Cose che devi fare

Visto che è alta stagione, mi rispondessero bene al telefono i signori sponsor e gli addetti del settore turistico, rispondessero bene sempre, ché quando mi arrabbio io non lascio i segni con i denti se non su di me, e non hanno bisogno di divincolarsi da quello che ho da dire, né di tenermi ferma.

Ho il sole in faccia, come ti viene in mente di metterti il finestrone alle spalle? Devo sostenere l’esame non guardando la tua espressione e deformando la mia?

Cose che fanno te

Quando vorresti correre più di quanto riesci e isolare la parte del corpo che te lo chiede per darle più ascolto che alle altre senza che le altre te lo permettano. Quando mi fa male in un punto mi sposto in un altro punto del mio corpo così non sento il dolore, ho letto, non mi ricordo più dove. Poca memoria quindi, ancor meno concentrazione, sonno il giusto (finalmente) ma poca creatività. Riporto, riferisco a gente che non vuole sapere, invece di creare sculture con la lingua o la penna e poi sputarle col sorriso. E c’è poco di peggio.

Philip Morris (International) dice che il fumo mi invecchia la pelle, vorrà dire che la mia pelle invecchierà la pelle di qualche altro inciampo su cui cado.
Che succede quando le bozze superano gli articoli? E la scenetta della carta appallottolata lanciata con movenza da campione dentro un canestro da seduti, come nei film? No, ché oggi è la giornata dell’ambiente e si legge solo in digitale.
Si parla solo in digitale.

Che per quellicomenoi, anonimi garanti(s)ti, va pure bene. Pattumiere del bombardamento di cose che succedono intorno, quelle che cerchi e che mentre le cerchi te le trovi alle spalle e sopratutto quelle che non stavi proprio cercando.

Che miracolo questo tempo. Ma in un miracolo che non si spegne mai, come i casinò, la luce non la vedi più.

Hai visto hai saputo ma come non hai sentito che dici che pensi che scrivi…

Cose di cui ti fai

Poi l’estate è una bella cosa, più moscerini da ingoiare in corsa, più imperfezioni da coprire, più maperchénonholetettecomequellalì che per me andrebbe bene anche senza termini di paragone. E le persone che si ostinano a nascondersi d’estate d’inverno ora e sempre dovrebbero capirlo che la luce del sole fa un po’ tutti più belli perché perdona tante cose che il freddo non perdona. E badate che sono in anticipo, oggi qui ha piovuto, domani tutti a parlare d’estate.

La giungla

Pensare che sono qui ma sarebbe più produttivo essere altrove, giusto essere in un terzo luogo che non è qui e non è produttivo, e se fossi altrove dovrei voler tornare, e ho il promemoria sul computer e quello sul cellulare, e quello sulla parete e quello per i compleanni no, ma per quello c’è mia madre. Dammi un titolo alternativo a queste mille note insulse che tanto si buttano via senza rispettarle.

Poi la vedi la tua giornata che ti saluta da lontano come un ex con la sua nuova fiammante donna. E non hai nemmeno più respiro per rincorrerla, l’hai venduto all’imbarazzo che ti aspetta fra qualche giorno, quando speri di arrivare in ritardo, per avere qualcosa da dire.

Ti prometti che domani le priorità saranno primule da curare con pazienza, che non dovrai chiedere di nuovo il nome a chi hai già stretto la mano, ma sai che tutto quello che farai domani sarà calpestare fiori, travolgere ali di angeli senza vederli nemmeno passare, far tremare la gamba in autobus senza guardare la strada, come se potessi farlo andare più veloce, aprire rumorosamente la porta, con voce squillante dire

“scusate, sono in ritardo, di che si parlava?”

contemplare che non sai e annuire più forte di come corri, anche se annuire è l’inchino dei rifiutati.

Cose che vorresti fare:

La scrittura non può rincorrere la vita, ha visto quanto è inutile quest’ossessione ipertrofica del nostro autore?

(Ma se non c’è modo di dirle, soltanto di viverle, che ci sto a fare qui io?)

«Vedo me stesso come il luogo in cui qualcosa accade, ma non v’è nessun ‘Io’ né alcun ‘me’. Ognuno di noi è una specie di crocicchio ove le cose accadono. Il crocicchio è assolutamente passivo, qualcosa vi accade. Altre cose, egualmente importanti, accadono altrove. Non c’è scelta: è una questione di puro caso»

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