La goccia fredda

Oggi è la giornata delle gocce fredde. Non una doccia, ma tante piccole goccioline che scendevano dall’ombrello e dagli alberi sul mio collo, in quel piccolo imbuto tra la nuca e il colletto della camicia, e ognuna è stato un brivido.
Erano tante, quasi davvero una doccia fredda.
Che poi, in base a cosa connotiamo negativamente una doccia fredda?
Le brutte notizie, gli sbalzi di temperatura, quel preciso momento in cui l’acqua penetra sull’epidermide, che poi non è lo stesso momento in cui la goccia si posa ma un minisecondo dopo, sono il risveglio, il ritornare sui propri passi o l’avere finalmente il coraggio di saltare. Il muretto per i ragazzini, il fossato per i grandi, la corda per i clown.
Ovunque mi girassi, oggi, c’era acqua nemica. Sulle scale di casa, in strada, sui capelli. Fredda, gelida, invernale, non sto parlando di pioggia ma di quella che ti sbatte sul bacino quando entri in mare e istintivamente cerchi di fermarla con le mani, da brava illusa miscredente di questa natura delle cose.
Ogni piccola goccia di oggi aumenta il livello del mare in cui navigo, il mare degli abbandoni, ora sbraccio un po’ a rana, e mi sento piuttosto goffa, mi si vede solo la testa, e ho paura che ne vengano delle altre perché troppa profondità mi atrofizza i muscoli, non la reggo più.

Tutti dicono “che sarà mai, so du gocce”, e madre Teresa a parte, che le vedeva tutte pulite, quando io mi affogo bevendo, sono due gocce le colpevoli, mica tutto il bicchiere!

La cosa buona della doccia fredda, e delle piccole maledette gocce troie, è che dopo il dolore, lo stordimento, la fatica di fermarle, è acqua che scorre, in tutte le sue parti, scorre.
È la caratteristica principale della sua natura, quella di scorrere.
Scorrere, rubarmi qualcosa e lasciare detriti, che un’altra goccia – si spera – si porterà con sé.
L’acqua scorre e qualcosa di bello, o di brutto, nostro malgrado, se lo porta via. Lasciando una superficie liscia e pulita su cui ricominciare.

Chi pensa (ancora) che queste parole di luce triste siano falsate perché sono piccola, sorda ai tradimenti dell’umanità, e al nostro fottuto arrivismo, immune ai mali del mondo, indifferente ai colpi di pistola, senza sogni o aspettative, abbandoni – una volta per tutte – questo blog.

Ho cominciato a 16 anni a non dormire molto
e usare il tempo fino all’ultimo secondo che si può
Persino adesso che al risveglio pago sempre il conto,
ancora mi racconto che prima o poi riposerò.

E’ tutto quello che succede quando il mondo è spento
e forse è l’unico segreto che conserverò per me
come la luce artificiale che mi porto dentro
per congelare il tempo quando di tempo non ce n’è
Ecco perchè quando mi guardi non ci sono
io sto dormendo e giuro sogno anche se parlo con te
Nella tua stanza il silenzio è di velluto
io mi addormento, amore, e sogno anche per te
E’ qualcosa che scorre nel sangue
l’arsenale liquido dei sogni
ma la notte paga in contanti
il giorno si estingue
è acqua che scorre
è solo acqua che scorre

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7 risposte a La goccia fredda

  1. poetella ha detto:

    ok. Io resto.
    Ché se tu sei piccola…mi pare stia crescendo bene. Proprio bene.

  2. penna bianca ha detto:

    Proprio bello questo post.

  3. ammennicolidipensiero ha detto:

    cavoli, è vero! quella goccia che non senti subito, ma un microsecondo dopo, quel punto sospeso tra stare o saltare. anch’io resto, e il naufragar m’è dolce in queste immagini.
    p.s. a proposito, come sta ginevra?

    • mododidire ha detto:

      Ahahaha, Ginevra stava per essere ammazzata da decine di euro di eucerin crema, ma resiste perché a quanto pare è causata da un presunto principio di miopia che mi ostino a non voler verificare…

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