Caro Jacques, ti parafraso due cosette

I ragazzi che si amano si baciano in piedicontro le porte della notte

Quando si baciano in piedi contro le porte della notte è perché c’è sempre uno dei due che vuole varcare la porta, fare dell’altro e non per forza in piedi

E i passanti che passano li segnano a dito

Non so i tuoi, ma i passanti che conosco io non si voltano nemmeno se vedono morire un uomo per strada, figuriamoci vedendo due ombre aggrovigliate

Ma i ragazzi che si amano
non ci sono per nessuno

Tranne che per le chiamate, i messaggi, Facebook, What’sapp, mail, Facetime, Skype, Twitter, WordPress, LinkedIn, e Google, che sa sempre dove sono.

Ed è la loro ombra soltanto che trema nella notte

Insieme a una quantità inquantificabile di cani e barboni infreddoliti e gente che va a lavorare alle 4 del mattino

Stimolando la rabbia dei passanti
la loro rabbia il loro dispresso le risa la loro invidia

I lavoratori di cui sopra e i molti che nella mia città gettano acqua calda (e mi piace ancora pensare che sia acqua calda) dai balconi sopra i bar

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte

Non è vero, sono esattamente lì, in quella notte. Perché già il giorno dopo non si ricorderanno chi hanno baciato il giorno prima

Molto più in alto del giorno
nell’abbagliante splendore del loro primo amore

che sarà solo l’inizio di una serie di abbagli con poco splendore e di una serie di affascinanti e maledette cazzate.

Ora chi ha il coraggio, Baci.

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11 risposte a Caro Jacques, ti parafraso due cosette

  1. intesomale ha detto:

    a volte mi sembra che tutte le volte in cui una donna tira una freccia lo fa non per uccidere, ma per vedere se la cosa contro cui l’ha tirata sanguina, ed è dunque ancora viva

  2. mododidire ha detto:

    Non gongolare perché non ti fai sotterrare dal mio cinismo…
    Non è una vittoria, tanto non gli credo neanch’io 😛

  3. LiveNice ha detto:

    Incredibile come la festa dell’ammmore formi eserciti compatti di individui incarogniti

  4. penna bianca ha detto:

    Interessante questa parafrasi.

  5. mododidire ha detto:

    Armiamoci e partiamo 😉

  6. massimobotturi ha detto:

    in Francia è tutta un’altra cosa

    🙂

    • intesomale ha detto:

      E bravo Massimo. Si stava meglio quando si stava peggio. O altrove. O altrimenti. O comunque prima. O nell’altra direzione. Si stava meglio quando non si era qui. Si stava meglio quando si gettavano le basi per poter dire che poi sarebbe peggiorata. Si stava meglio in montagna e non al mare, o al mare e non in montagna, a seconda di dove si ha la sventura di trovarsi. Si stava meglio con un sacco di input e di output, si stava meglio con l’America nelle suole, e poi con l’America all’orizzonte, che non adesso con l’America nel culo. Si stava meglio a comprare l’altro vino, non quello che hai scelto ma quello a fianco. Si stava meglio ad andare a guardare il tramonto ma cazzo il tramonto a san valentino è un tramonto inutile delle sei di pomeriggio. Si stava meglio quando i figli non pretendevano di rispondere a tono alle saggezze varie ed eventuali dei loro padri. Si stava meglio quando i padri non si aspettavano che i figli stessero zitti. Questo dice la ragione tra le suole e i capelli. E dice anche che si stava meglio quando qualcuno poteva credere che un pezzetto di libertà in una strada fosse una cosa da fermarsi a guardare. Ma forse quel tempo lì non c’è mai stato.

      • poetella ha detto:

        posso?
        Io sto bene così.
        Ecco. L’ho detto.
        (ma forse perché sto leggendo cose che mi piacciono.
        Mi lascio sempre deliziosamente frastornare dal piacere!)

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