Stanze

F. dice che A. entra con le scarpe sporche nella vita degli altri, forse è quello che fa un bravo giornalista, non una brava persona. A. si fa impressionare da quest’immagine bellica, e vorrebbe chiedere scusa mettendosi in ginocchio e scrostarsi la colpa, perché nella vita di F. non è né male né bene, piuttosto non è. E non ha mai voluto essere.
E se non è, non potrebbe dire nulla di reale, concreto, confortante.
Può solo dire quello che non è, che non ha chiesto nulla, che non ha preteso nemmeno le briciole, che non avrebbe sporcato niente, perché lei non esiste.

Ma F. è sempre incazzato col mondo e dirà che il solo modo di esistere, anche solo il modo di dire di A. è desiderare qualcosa.

A. gli chiederà un giorno (ma non ora) se il lato tremendo che F. tira fuori con lei è una risposta alla sua angoscia, se così se ne libera un po’, se un po’ divide il peso. O se è lei a strappargli a morsi il peggio dal cuore.
Ma F. risponderà che non ci sono risposte e che dovrebbe smetterla di farsi domande. E lo dirà scocciato, mentre sta visibilmente facendo qualcosa di migliore di un discorso.

A. combatte bene, anche se pacifista, perché la guerra ha più vita della pace, ma spesso si ritrova senza avversario, ancora più spesso con le cinghie ai polsi, ed è abituata all’impotenza più di un vecchio gatto castrato.

Perché all’improvviso nessuno ha nulla da raccontare, nessuno ha verità da dirle, nessuno ha scuse da confessare, e nessuno ha motivo di farlo.

A. farebbe bene ad andarsene via, nuda o vestita, così com’è, ma andare via è fallire male, e non c’è frase ad effetto che tenga. Allora aumenterà la trasparenza, scomparirà piano piano, nascondendosi nell’open space di F., che non ha stanze.

A. si è chiesta un milione di volte come si fa a vivere in una casa senza stanze, senza porte da chiudersi dietro, senza angoli da raggiungere per cercare quello che ti serve, ma F. le spiega sempre che quello che gli serve sta lì, e anche quando non c’è, non ha bisogno di nient’altro se non l’attesa che torni.

A. ama moltissimo il suo non sbagliare mai, la capacità di F. di fare le scelte giuste, e le piace quell’adulta lungimiranza, la stessa che su se stessa le fa schifo, perché è la morte delle cose belle.

Pensa solo che F. ha tutti i nervi scoperti, come i fili elettrici delle case disabitate, e che qualcuno dovrebbe distenderli lentamente e succhiare il veleno.

Ma ad A. non è dato pensare o suggerire, perché F. non è mai esistito, A. lo sa, tutti lo sanno.

Ma A. sa molte cose di meno degli altri, e un paio in più.

Sa che le scelte di F. vanno rispettate più di quelle di ogni altro essere umano, e sa che non può fare nulla per lui, e nemmeno contro di lui. Per A. dire che non esiste è troppo poco, dire che è solo un sogno è troppo.
Ma, nel dubbio e dopo aver perso di nuovo, A. ritorna a dormire.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Daily, Life. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...