Conflitti generazionali #2

Signore che mi osservate con attenzione mentre scrivo sul mio taccuino nascondendo con le mani quello che cercate di sbirciare, che usate le scarpe che usavo io a 13 anni, di misure chilometriche. Finte spettinate e vere parrucchiere.
Cosa trovate di male nella grafomania delle mie mani? Sono seduta per terra, non do fastidio a nessuno.
Siete il fenomeno collettivo più uguale e diverso insieme. Potreste essere mie madri e insegnanti, ma non mi ascoltate nemmeno se vi chiedo un consiglio, arrabbiate come siete col mondo. E la rabbia, mie care, quando naviga su quelle immense rughe, non potete proprio permettervela.
Vi ringrazio per quel lavoro che noi giovani donne non abbiamo.
Vi ringrazio per i pantaloni, che non sono altro che una gonna chiusa tra le gambe.
Vi rendo grazie anche per aver scambiato i ruoli e insegnato ai mariti a cambiare i pannolini, che né madri né padri ora possono comprare.
Vi sono grata, poi, per averci promesso fiori colorati e il paese dei balocchi, dove ci avrebbero guardate con rispettosi e ammirati (non troppo, ché offendono) sorrisi, sopra e sotto quel tetto di cristallo. È bello pensare che quello che volevate è diventato un macello di carni con tette di cristallo.
I fumi di acido buono che vi ha permesso di scoprire i vostri corpi, di infilare lo sguardo in un antro che era sempre degli altri e mai davvero vostro, ora è beatamente iniettato nelle labbra delle voi di oggi.
Non mi sento di dire che avete fallito, ora che siete diventate nonne e la menopausa vi ha rese più uomini che pari agli uomini.
Ma fallite quando ci leggete le favole in tempi di crisi, quando ci mettete davanti agli occhi le cenerentole che hanno vinto con le loro forze, con l’amore, le Jane Austen con il loro sarcasmo paesano, quando ci insegnate che a “essere nel giusto” si fa strada.
Fallite quando un uomo vuole presentare un libro, e gli impedite di parlare, con i vostri mugugni che vi rendono né uomini né donne, animali.
La rivorrei anch’io quella vostra eccitazione politico-uterina, ma ho paura sia stata abortita anche quella, insieme all’ “interruzione di gravidanza” che ancora si odia, al divorzio che costa soldi, al sesso senzamore che è solo degli uomini e delle puttane, alle puttane che giocano col potere maschio che a sua volta gioca con loro.
Ho paura, mentre vi guardo sbuffare perché non avete ancora imparato a usare il vostro nuovo iPhone, che non ci avete insegnato ad affrontare la precarietà, che non vi sareste aspettate una generazione di uteri disabili.
Come avete fatto a non pensarci prima, come avete fatto a non prevedere che tutto il mondo di idee sarebbe passato in un mucchio di decenni dal cervello alla mucosa, e che non avreste potuto fare più nulla, se non arredare le vostre bambine di vestitini virginali? SE NON ORA, QUANDO intendete arrendervi e lasciarci pensare?

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8 risposte a Conflitti generazionali #2

  1. masticone ha detto:

    Ma che tipo straordinario sei?

  2. intesomale ha detto:

    Post perfetto. Vedi? Questo è camminare davanti ai propri passi.

    Poi, per strana libera associazione, mi hai fatto venire in mente una canzone che amo, col suo giro di do banale e perfetto: http://www.youtube.com/watch?v=u7St2z223kE

    conoscevi?

  3. penna bianca ha detto:

    Da che parte sono? Cronologicamente intendo dire. (bel post!)

  4. Grazia Bruschi ha detto:

    oh, pensare potete, è l’agire che vi precludiamo, è appannaggio nostro fino a quando avremo la forza di muoverci, perchè è stato troppo faticoso arrivare ad avere questa identità fasulla, troppo duro lottare per i principi e poi accorgersi dell’inutilità. ma ciò che ora abbiamo, vero o falso che sia, è nostro e per averlo dovrete portarcelo via. coraggio, voi avete energia, a noi resta solo la fantasia. 🙂 besos

    PS: post fantastico

    • mododidire ha detto:

      Scusami, non volevo rinnegare niente. Piuttosto il contrario. Vorrei avercelo io quel coraggio, anche se non si possono usare gli stessi mezzi di prima.
      è un piacere immenso e un onore che tu abbia letto questo post, Grazia.

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