Ladra di occhi e di cartoline di città

Poco tempo fa girava un gioco da queste parti, un gioco di cartoline della tua città. Io non ho partecipato per un triste motivo,  e cioè che io non ce l’ho, una città mia. Ne ho una, nessuna o centomila, nessuna di cui sono figlia, nessuna di cui sono madre.
Quindi vi parlerò della sua, di città. In particolare della sua Roma, che per un po’ di tempo ha voluto regalarmi.

La sua Roma non aveva i colori che vi aspettate quando girate per quelle strade, aveva dei colori così forti che non avreste il coraggio di indossare mai, di notte. E dei non-colori di giorno. Perché L. soffre di una strana forma di daltonismo da macchina fotografica, e ti offre colori che non esistono, sfumature che non ti aspetti. Nessun cliché, nessun rossodisera, o bludipintodiblu. Mi lasciava una strana delusione addosso vedere un ponte di pietra sgargiante e un tetto non rosso, un tramonto bianco e nero e una pioggia colorata. è una specie di rivoluzione, la sua Roma. Un’altra città.

Come le passioni nate tardi la fotografia di L. era fatta di molta preparazione, poca improvvisazione, di nulla lasciato al caso. Della fretta di appassionarsi si vedeva il movimento, cerchi che avvolgevano i soggetti. L. decideva precisamente dove il suo soggetto doveva andare, in che direzione, non accettava mai si ribellasse. è un dittatore della fotografia, L. Ma il soggetto si lascia modellare da lui, si fa plasmare sotto le sue mani calde, e i suoi obiettivi freddi e prende forme che nemmeno pensava di avere. Anche le case si allungano di fronte alla sua macchina fotografica, gli alberi non fanno più ombra. Non ci sono mai stata dall’altra parte, dall’altra parte c’era Roma. Io ero dietro di lui, rubavo il suo occhio. E dietro sono rimasta.

Roma invece, lei lo capiva, riusciva a parlarci, sapeva cosa gli stava passando per la testa. Roma cambiava i colori del fiume, al suo passaggio, diventava blu come la Senna, o verde smeraldo quando lui era innamorato, color letame quando percepiva il suo disappunto per qualcosa, verde torbido quando lui era lontano.
Nei cimiteri sconsacrati delle sue mille città nascevano fiori colorati, solo perché lui li notasse.
Per un po’ sono stata io uno di quei fiori, finché non ho preteso troppo. Finché io e Roma non siamo diventate rivali.
La sua Roma non è reale, anche se L. si ostina a dire che è verità. Non diteglielo mai, perché vi guarderebbe come si guarda un bambino incosciente e un po’ idiota. Non ditegli che la coppia che passeggia sugli argini e ci viene incontro ha dei vestiti colorati, se per lui è un unico saio nero. E non ditegli mai che l’alba è stanca e assonnata, e piena di nebbia se per lui ha il colore limpido delle mille possibilità del giorno che inizia. Non ditegli nemmeno che quel mare è calmo perché siamo a settembre, se per lui è nevrotico e ondoso. Non ditegli che la vostra pelle è troppo bianca per le luci di questo mondo.
Quando decide forme e colori, L. trova un compromesso con la natura, spostando gli elementi, spostando le aspettative, dialoga con le cose.
Ho smesso di rubare il suo sguardo, mi ha strappato di mano le sue pupille, e ha fatto bene, perché probabilmente non sapevo usarle. Mi ha strappato tante altre cose, e non ha dato loro né forme né colori, forse perché io, al contrario di Roma, non ho mai avuto la luce giusta.
Ma la sua Roma e le sue cornici, quelle le ho tenute, e qualche volta ci provo a filtrare le sfumature come farebbe lui.

Finché me ne stavo lì dietro, altezza cavalletto, la fotografia per L. era come un’amante timida e nuda, che lo accarezzava quando il resto del mondo se la dava a gambe, lo faceva sentire maschio onnipotente e infine aspettava  che lui la dimenticasse per un po’ dopo un orgasmo venuto bene, riportandosi alla realtà, al suo traffico di strada e di cuore.
Un po’ come Roma.
Un po’ come me, un tempo.

Ho sempre avuto rispetto per lui,
per come se n’è andato via…

Digli che non si preoccupi
per le cose lasciate qui
e se crede che l’abbia scordato
non dirgli che non è così

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7 risposte a Ladra di occhi e di cartoline di città

  1. aniceinbocca ha detto:

    🙂 ti circondiamo di fotografie e tu ci stupisci leggendole.

  2. mellie ha detto:

    che fine hai fatto tu .-.

  3. odinokmouse ha detto:

    Anche a me dispiace tu scriva così di rado, Mododidire, molto più di quanto tu creda. Maledetto sistema. Spero il 2013 ti riservi inattese sorprese in termini di tempo da riempire di te e per te stessa. Sarebbe speso così bene…

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