Lettera morta

Poi ti ho fatto stendere sulla spiaggia in una notte senza luna, o se c’era non me ne sono accorta, perché già lo sapevo che era una notte senza benedizioni. Ti ho fatto stendere sulla stessa spiaggia dove con molta probabilità siamo stati concepiti e ti ho chiesto se eri lì, se c’eri col resto del corpo che non sia la pelle, e ti ho avvicinato la mano al petto per sentirti il cuore. Hai sempre avuto la pelle più bianca della mia, anche al buio, e non deve andare così, perché è il personaggio femminile che ha la pelle bianca, da che mondo è mondo. Perché già dovevo accorgermene che era una notte senza favole, oltre che senza benedizioni.
Allora ti ho chiesto di tornare lì, di raccogliere pezzi sparsi di te che vagavano lontano da te e di riportarmeli addosso. mi hai ricordato quando eravamo bambini, di quanto ero brava con le lettere dell’alfabeto, di quanto ero brava e basta. Sembrava che ti avessi dato da sempre quella sicurezza di esistere che ti danno le esperienze forti. Quasi ho creduto di averti salvato la vita, fino ad allora. Io ti ho ricordato di come tu eri bravo a comporre puzzle, a rimettere insieme i pezzi e di come c’eravamo scambiati le doti lentamente, come se avessimo avuto un blutooth a chilometri illimitati di distanza.
Ma tu eri andato via, ancora una volta.
non ho mai capito se te n’eri andato davvero o per finta, se hai inventato e giocato con tutta quella notte. ero troppo piccola per provare e capire la sensazione di chi ti sta davanti ma non c’è. Di chi è solido, fatto di carne, di chi ti parla ma è corpo morto, e sembra che la voce arrivi dall’altra parte del mondo. Non era giusto che ci fossi io lì, io che reggo bene il peso, che lo capisco e lo rispetto, doveva esserci un’altra, più leggera di me, in grado di giocare con il tuo autismo, e di farti ballare.
Io, prima, non sapevo ballare. Ho imparato a farlo solo dopo quella notte, mentre imparavo a non meritarmi nessuna benedizione e nessuna favola, mentre imparavo che il sesso, quasi sempre, è l’unica via d’uscita.
Poi ti ho fatto stendere sulla spiaggia, con la testa sulle mie ginocchia, e sempre lì, mentre sentivo il peso del tuo testone addosso, ho visto che te ne andavi.
Sei l’unico che conosco che riesce ad andare via restando immobile. Ancora mi chiedo se è magia o pazzia, ma questo mi ha dato il diritto di odiare ogni forma di psicosi, nevrosi, depressione, malattia mentale, e di voler vedere sparire le persone folli di questo mondo. Finte e vere. E lo trovo politicamente corretto, sì, nei miei confronti.

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4 risposte a Lettera morta

  1. intesomale ha detto:

    è bellissimo, MdD. Ma non posso cliccare su “Mi piace”. Non potrei mai…

  2. Grazia Bruschi ha detto:

    Sei l’unico che conosco che riesce ad andare via restando immobile. strepitosa e tristerrima

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