Delhi, Gandhi e Hazare

In India ci sono tantissime costruzioni con le cupole in cima. Sono imponenti, e affascinano i visitatori continuamente. La maggior parte di queste cupole sono doppie, una interna, più piccola, e una esterna, gigantesca.  In questo modo, dall’interno dell’edificio la cupola sembra bassa, raggiungibile, molto più che dall’esterno, dove invece sovrasta tutto il palazzo. è una specie di sagace metafora di un percorso spirituale, adatto solo a quelli che non si fanno spaventare da ciò che da lontano sembra incredibilmente grande e irraggiungibile.

Delhi è una città enorme e che ti accoglie con un gran casino. La vecchia Delhi, poi, è difficile da descrivere. Stradine minuscole buie e coperte da casupole basse e per lo più diroccate e fili della luce scoperti. Ogni ingresso è così vicino all’altro al punto che non si distinguono, e anche i negozi sono piccoli e polverosi stanzini con frittelle ammassate in quantità su banchetti (io quel cibo per strada l’avrei mangiato volentieri, se non fosse per le mie manie ossessive d’igiene e per l’ipocondria galoppante – che sono andata in India a curare, ndr -). L’autista del rickshaw ci ha indicato templi induisti e luoghi importanti tra quelle strade, ma tutto quello che mi ricordo è un caldo asfissiante (il solito) e un ronzìo di voci e bambini che ci studiavano, oltre che guardarci e un consueto rumore di clacson che non ho mai sentito con tale frequenza su nessuna strada di metropoli.

Molti dei negozi di old Delhi erano chiusi, e ci siamo accorti del perché solo quando al mausoleo del Mahatma Gandhi abbiamo visto gruppetti di persone che manifestavano (o che avevano già manifestato per lo più) in favore di Anna Hazare, l’anziano attivista che si è battuto per giorni con uno sciopero della fame, minacciando di morire per l’approvazione di una legge anticorruzione. Nel giro di poco tempo – addirittura giorni, senza tema di esagerare – quest’uomo ha fatto epigoni in ogni parte dell’India, da Bangalore, a Calcutta, a Mumbai e a Delhi ha riunito nello sciopero e nella solidarietà un’enorme quantità di popolazione, richiamato l’attenzione dei media, progressisti e conservatori, e del primo ministro. La legge è stata sorprendentemente approvata mentre già ci dirigevamo verso il nord del Rajasthan, con conseguenze negative sulla salute del 74enne Hazare, positive sul resto del paese.

Non starò a ripetere quello che è ovvio, e cioè quello che mi ha stupito di più. Anzi, sì, lo ripeto eccome: un paese colonizzato fino all’altro ieri, considerato ancora “in via di sviluppo”, nonostante produca autonomamente tutte le materie prime di cui necessita, ci dà una bella entusiasmante lezione di democrazia. Anna è un gandhiano. Il suo sciopero è veritiero e pacifico. Riesce a conquistare tantissima gente, di ogni casta e di ogni livello sociale in pochissimo tempo, i poveri perché poveri, i ricchi (la borghesia, poca rispetto alla popolazione, in verità) perché scontenti del governo.

Cosa succede quando un popolo è scontento del proprio governo? La rivolta. La più alta forma di democrazia. E’ un banale concetto di sopravvivenza civile che in tutta l’India ogni uomo di ogni età capisce ed esprime con una bandiera nazionale e un cappellino fatto di carta che sostiene Anna Hazare. Disseminati per tutta Delhi, vecchia e nuova.

Il volere del popolo è il volere con la v maiuscola e così la legge è stata approvata. I gandhiani non hanno fatto male a nessuno, sebbene le autorità lamentino i metodi drastici dello sciopero, e quello che è giusto è stato ottenuto. E’ così difficile da capire? Ci avreste creduto che un paese così sereno, una popolazione così servizievole per natura, un subcontinente considerato ancora povero potesse insegnarci così tanto in termini di progresso umano? (io sono pronta a scommettere che quella corruzione fosse comunque meno temibile di questa il_cavaliere_risponda-21835608)

mausoleo di Gandhi. Lì c'è un fuoco che brucia ancora

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