Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese

Si avvicina quel giorno che era dedicato a te più degli altri. Più del compleanno e più del 19 marzo. Quel sabato che era santo solo perché era tuo, quando ormai per me di santo aveva ben poco. Sì, non è un segreto dirai. Ti accompagnavo in convenzionali giri di persone e luoghi per una questione di puro opportunismo in fondo, perché questa cosa mi avrebbe dato l’autorità di chiederti di scarrozzarmi dove volevo.

Ogni anno c’era lo stesso sole, le stesse curve insulse, e anno dopo anno mi colava il mascara perché cercavo di addormentarmi durante la mezz’ora che ci separava dalla collina. Mi attaccavo l’ipod alle orecchie da brava adolescente anche negli ultimi anni, perché tanto cosa mai avremmo avuto da dirci. Perché tanto non lo sapevo sarebbero stati gli ultimi.

C’è anche da dire che poi quell’ipod non lo accendevo mai, con la paura di non sentirti, se mai ti fosse venuto in mente di dirmi qualcosa. E poi in fondo qualcosa da dirci veniva sempre fuori, se non altro perché era un bel momento, c’era il sole, se non altro perché ero tua figlia. Se non altro.

E poi acceleravi per raggiungere quelle case tutte tue, vicoletti dove la macchina non passava e bisognava fare manovre assurde se per caso incrociavi un’altra auto davanti. Ma sembravo accorgermene solo io di quelle difficoltà. Perché tu eri occupato, per l’ennesimo anno, a ripetermi chi abita qui a destra e chi qui a sinistra, e dove andavi a giocare, e dove correvi, e dove ti facevi male, e dove abitava l’amico che ora è morto e quello che invece è partito. e camminavi veloce, che sembrava stessi gongolando per la felicità di stare lì, tanto che mi domandavo puntualmente, perché non ci fossi rimasto a vivere.

Probabilmente perché certe cose sono belle quando restano dei ricordi. Ché se le fai arruginire dal quotidiano non servono più a nulla. Sembrava una di quelle realtà che si vedono solo nei film dei registi alternativi: casette basse e ingiallite e vecchiette che uscivano a salutarti da ogni porta, con mia immensa noia e disapprovazione. Posti in cui puoi lasciare l’uscio di casa aperto a chiunque e a qualunque intemperia, ché tanto da perdere non hai niente. Dopotutto eri fortunato tu, che di mamme ne avevi molte più di una, in quel posto lì. E poi andavamo dentro e fuori a visitare parenti e amici e in chiesa. Io non amo entrarci in chiesa, ma la naturalezza con cui tu ti accostavi mi faceva sentire una stupida ad oppormi. Ora che ci penso, era l’unico momento in cui ti ho visto felice e realizzato, inspiegabilmente di qualcosa che era meno tuo della tua vera casa e del tuo vero lavoro.

Solo ora che ci penso però. Ora che ho passato anni ad aspettare quel giorno con ogni sorta di sbuffo e lamento. Ora che quel giorno lo vorrei più di ogni altra cosa passare con te, anche nei vicoli che odorano di cibo stantìo in modo nauseante. Anche col rischio di beccare per sbaglio una dannata processione, che ci avrebbe tenuto fermi in macchina un’ora intera. Ho passato troppo tempo a disprezzare una delle cose che ci univa più delle altre, che ti inorgogliva più del resto. Ora non mi ci potrei nemmeno avvicinare a quel posto lì, senza sentire un micidiale nodo in gola.

Senza rivederti in ogni curva. Il fatto è che se ci ostiniamo a non voler sentire o vedere qualcosa, finiamo per notarla quando davvero non c’è più.

E’ un peccato che tu non possa far caso a questo mio piccolo, raro bisogno di immortalità.

“Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.”

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6 risposte a Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese

  1. mbj ha detto:

    la chiusura con Guccini da ancora più spessore a questo post

    “Il fatto è che se ci ostiniamo a non voler sentire o vedere qualcosa, finiamo per notarla quando davvero non c’è più”
    questa è una grandissima verità!

    • mododidire ha detto:

      Peccato essere destinati a scoprirlo troppo tardi. Mi dispiace che tu abbia beccato il più triste dei post, ma benvenuto (e tanto amore per il panda Po, uno dei miei miti indiscussi)! 😉

      • mbj ha detto:

        ehehe figurati, la tristezza è una componente fondamentale di ognuno di noi, senza di essa non si potrebbe essere felici 🙂

        io lo amo alla follia Po 🙂

  2. bottepiccola ha detto:

    ..è un post molto profondo..
    Cerco ogni giorno di godere a pieno delle emozioni,sensazioni e persone che ruotano attorno alla mia vita..Mi alzo al mattino salutando e gridando un “ti voglio bene” a chiunque conosco,perchè non voglio più vivere di rimpianti per cose non dette..non voglio più vivere col cruccio di non aver dimostrato abbastanza dei miei sentimenti..

    Per quanto stupido possa essere dirlo,un forte abbraccio,e tanti auguri di Buona Pasqua.

  3. mododidire ha detto:

    Fai bene a vivere così! E’ il modo più giusto, ora lo so… Una buona Pasqua anche a te! 🙂

  4. Ian Saiin ha detto:

    quanta amarezza, e che lezione. E la sincerità con cui è scritta. Conosco quel sapore e l’ho risentito così bene, qui

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