Uomini che odiano le donne

E dopo due anniiii, sono riuscita a vedere questo film. E non solo perché sto facendo indigestione di Sky a tutte le ore del giorno. Il pretesto ufficiale è che volevo leggere questo pazzescoide noir di Stieg Larsson in tre parti, Millennium, ma come al solito causa pigrizia e libri (orrendi, ndr) che mi affidano da recensire, non ci sono riuscita. (No, non credeteci, è che quando vado in libreria e scopro di avere un po’ di tempo libero voglio svuotare il cervello con Sophie Kinsella e Luciana Littizzetto).

Insomma, ieri ho avuto l’onore. A parte le scenette di quasi inaudita violenza (sulle donne, naturalmente, manco a dirlo), che poi costituiscono il clou del film, è curioso che io (nota critica cinematografica sopratutto) non abbia mai visto nessuno degli attori dai nomi assurdi e, secondo me, svedesi come il film. Ma vi dirò di più: io non avevo mai visto un film svedese, non pensavo esistessero film svedesi.

Vi basti sapere, in ogni caso, che Lisbeth è una lesbicona magrolina sull’emo andante, con un’intera figura mitologica tatuata sulla schiena ossuta e  con seri problemi mentali, il che vi farà pensare fin dall’inizio che sia cattiva (il drago dentuto invece la fa sembrare una principessina, ah!). E Mikail è un soggetto intelligente, neanche si direbbe dalla faccia, chiamato ad indagare su un po’ di morti, o meglio su una morte, che ne richiama altre. E le richiama attraverso implicazioni politiche (naziste) e religiose, perché dove c’è la Morte e il Male non possono mancare the Holy Bible, Hitler e gli ebrei, nell’ordine. E niente, si intrecciano indagini l’una sull’altra e i papponi di una ricca famiglia si oppongono alla scoperta della verità.

Un “pizzichino” di sadismo anale qua e là è giustificato nell’uomo dalla natura maschile, nella donna da traumi infantili e/o adolescenziali condisce la misteriosa vicendina (io però ho desiderato ardentemente tatuare la frase della locandina sulla pancia di qualcuno)

e insomma…

A giudicare da nulla, cioè semplicemente a pelle (perché il giudizio di C. non lo trovo molto credibile, benché sia un mio amico d’infanzia), mi viene da pensare che questo sia uno dei rari casi in cui il film è migliore del libro.

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