Plastic Flowers

Ti ho parlato tutta la notte.  Tra me e te, la tua famiglia e la mia compattezza. Conversazioni sul nulla, il più e il meno. Più e meno che suonavano assurdi per chi è abituato al baratro e al paradiso. Ma non siamo più due estremità, siamo entrambi al centro di qualcosa.
Intorno a noi solo un senso del dovere puro e pacificante, il sollievo delle nostre giornate scelte, o che scelgono noi. Quello che credevamo di odiare, e che invece è la coccola sfuocata dell’anima.
Unica trasgressione un dito in bocca, che forse era un sogno nel sogno, mentre qualcuno di sbiadito mi portava un caffè sul tuo divano.

Ci è piaciuto così, infine.
Bella casa, comunque. Luminosa, ciò che è strano per uno che ha fatto per qualche tempo della tenebra un parco giochi.

Nessuna colonna sonora nel sogno, niente a colpire nel segno. Non c’era Springsteen delle piccole liti, e nemmeno Neil Young delle paci passeggere, non c’erano i NOFX dell’incompatibilità e non c’erano i de gregori delle malinconie e dei vuoti delle domeniche in campagna padana.  Nessuna colonna sonora in 8 ore, se non battiti e silenzio. Molte parole ma confuse, perché tra noi non abbiamo mai saputo parlare di qualcosa che non sia grande e universale.

Grazie per l’ospitalità, e complimenti, hai ancora tutti quegli splendidi ricci in cui incastrarsi. Io invece ho chiuso le crepe in cui qualcosa si può incastrare, e mi sono svegliata con l’amaro in bocca e il sollievo in testa.

Annunci
Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

How at my sheet goes the same crooked worm (2)

Katiuscia ha paura delle porte chiuse e Silvia dei motori dell’aereo quando non rombano col suono giusto.
Io ho paura di farmi male da sola, con un accendino, con un taglierino, con la carta.
Alex ha paura di morire e Maria ha paura di guarire.
Francesco ha paura di venire troppo velocemente quando fa l’amore, Alessandro di non essere troppo svelto a baciare.

Se contassi il tempo della vita che passo ad avere paura, con le sue infinite declinazioni di ansia, balbettii, fughe e crateri nello stomaco, avrei bisogno di un’altra vita per recuperarlo.
Ma le uniche cose che ti ammazzano davvero, in fondo, sono quelle che non ti farebbero mai paura, anzi ti ammaliano e ti seducono e stanno lì a guardarti mentre ti graffi la vita a sangue.

Una storia finita con una telefonata.
Un lutto.
Un aborto.
Un figlio indesiderato.
Un licenziamento.
Un senso di colpa.

Sappiamo risollevarci da tutto, ormai. Resistenti, Resilienti e viva le nuove identità e le nuove qualità.
Ma non sarebbe meglio a tratti restare per terra e godersi la festa dei vermi? Di tanto in tanto la prospettiva dei vinti. O dei morti.
Imparare l’umità, prima di alzarci con il nostro pane quotidiano di polemica buonista contro la voglia tutta umana di stare al mondo a ogni costo.

Pubblicato in il Post(umo), Senza categoria | 5 commenti

Quando non c’è niente da salvare

Anni fa mi sono iscritta alla newsletter di VDC – Violations Documentation Center in Syria, perché avevo deciso che era giusto ricordarmi – con dati di prima mano e sul campo – di quello che avveniva e che sta ancora avvenendo da quelle parti. Periodicamente mi arrivavano i report sui morti, sugli attacchi, statistiche sui diritti fondamentali violati, sia in arabo che in inglese, senza grafica, senza fronzoli, solo testo. Non li leggevo tutte le volte, lo ammetto, tuttavia erano un aggiornamento sì faticoso e doloroso ma molto utile.
Da un po’ queste newsletter cominciavano a diminuire progressivamente. Non mi occupo più di giornalismo e così ci ho messo qualche settimana ad accorgermene, e quando me ne sono accorta sono andata a cercare spiegazioni prima nella mia cartella spam, poi sull’effettiva mia iscrizione alla newsletter. Ma il problema non era niente di tutto ciò, quei dati non arrivano più o arrivano con molta lentezza (e non posso nemmeno immaginare con quanta fatica) perché non c’è più nessuno a fornirli. Cittadini, ONG, giornalisti, esperti sul campo. “Sono dovuti fuggire” o sono morti.
Dove c’è la guerra sono in corso una crisi, un’emergenza e una tragedia messe insieme, ma dove c’è una guerra che non si può nemmeno raccontare, con il peso dei numeri, dei nomi, delle storie, delle fotografie, è in corso più di una tragedia, è l’inferno in terra.
In definitiva non è vero che non ci sono tragedie più o meno vicine o tragedie di serie A e tragedie di serie B. Ci sono, e dovremmo capire una buona volta che questa tragedia è più grave delle nostre. Per mettere una fine, quantomeno, anche se questa piccola stupida esperienza mi sta facendo capire quanto non sia proprio rimasto più niente nemmeno da far finire.

Buon lavoro VDC, anche se ogni report è un miracolo : http://vdc-sy.net/en/

Pubblicato in Senza categoria | 4 commenti

Freud in utero

Ci sono persone fatte per il miracolo della morte e persone fatte per il miracolo della vita. 

Se una persona fatta per il miracolo della morte, fatta per perdere, per il connotato della disillusione, fa una vita, quella vita è già morta prima di nascere senza saperlo. Lo si fa, ma è sbagliato.

Se una persona è fatta per il miracolo della vita, fatta per dare e per nascere, capace di cogliere ogni raggio di sole, non può perdere, non può capire il male profondo, visitare l’inferno la notte insieme a quella fatta per la morte. Se perde, se si fa male, è come se non fosse mai accaduto. L’oblìo e l’ignoranza sono il suo luminoso destino.

Dopo avermi conosciuto, aver preso per mano il labbro che trema, come fai ancora a portare gli occhi bassi come si porta un vestito troppo strappato per farlo vedere in giro?

Davvero non lo so. 

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

Intorno

Sono nata in provincia, in una provincia ospitale. Ho capito che basta guardarsi intorno, né davanti né dietro, per vedere l’orizzonte e l’infinito.

Pubblicato in Senza categoria | 4 commenti

Troppo coraggio per niente

C’è una me che è morta il giorno che te ne sei andato. E una me che è nata da quella cenere.

Se le due oggi si incontrassero non si riconoscerebbero, l’una si scosterebbe dall’altra per l’odore che emana, così diverso dal suo.

Ma avrebbero più rispetto della vita di quanto ne avevamo noi, e si direbbero Addio.

Pubblicato in Love, Memories, Per Lettera | Contrassegnato , , | 4 commenti

Tana per te

Per ogni volta che ho straparlato di fronte al tuo silenzio attonito e per ogni volta che ho capito tardi che quel silenzio era la cosa giusta da fare, la cosa giusta da essere.

Per ogni tuo sorriso impastato al mattino e raggiante alla sera.

Perché hai fatto diventare una cosa piccola mille cose grandi.

Perché giochi con quello che è mio, e me lo restituisci sempre più intero di come era prima.

Perché mi restituisci intera a quello che c’era prima di te.

A volte mi chiedo cosa c’era prima di te, e mi rispondo che non ci sono mai stata io, che forse l’autocoscienza inizia quando inizia l’amore.

Se il mondo vedesse l’angolo delle tue labbra quando dormi , conoscerebbe la pace. Come l’ho conosciuta io, quando mi insegnasti che il gioco vero non è nascondersi, ma farsi trovare.

Pubblicato in Life, Love | Contrassegnato , , | 4 commenti

Incubatrice di incubi

Non ferite del momento, ma pruriti graffianti.

Per quanto faticosa possa sembrare ogni salita, ce n’è una – da qualche parte nella mappa della latitudine del dolore – più difficile.

lapauradeimotivi

Pubblicato in Daily, Visioni | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La Reine de Montparnasse

Dear Emmanuel,

I’d like to write you these few words, in your language, to thank you for your sincere – and sometimes childish – eye on me.
You’re right when you say the relationship between the artist and his naked model is not a matter of sex, it’s more about a cold sight. For me it’s simpathy in the air, imperceptible like pollen but whose effects are unpredictable and devastating.
Your hand on the canvas, your look on a negative are my reflection in real life. No one except me, this poor and silly girl, has the opportunity to see herself from the outside, exactly the same way  someone else looks at me. I’m thankful every day to you for this gift.
But I know you don’t like this kind of assumptions or statements about your work and I’m not writing to you for these. When you create, I’m a rude material in your hand, the symmetrical side of your pupil, and I’m so proud…
You said it’s not about love. Well, Man, try to find a name. It’s about your eyes that open me wide, like a father who spreads his child’s legs to teach him to walk. It’s about the lover’s fingers that open wide legs to teach me to love. You say it’s a cold room, but your look is able to penetrate my internal organs, my deepest dirty thoughts,  better than anything else. Don’t think , you said, when I’m from behind. If you think something, that ends up on your shoulders and then it falls in picture.
Every time I’m yours, I admire your power to choose lights and shadows and I can feel clearly your fingers opening me, like a flipping page, your camera that climbs on my uterus, on my stomach, the palm of your hand that keeps track of my breast. Finally your thumb and forefinger open my mouth widely, touching my teeth, then spread my nostrils and my eyes… At this point I’m so done that you can use my hair like a chain between your joie de vivre and mine, so that my rude popular bodily material could become a masterpiece. Like the God’s breath on Adamo.
You’re right when you say it’s not a matter of sex. It’s a matter of touch between human and divine forces. So thank you for having me, in your personal, reflecting, disturbing way.
All my love,
Kiki

Pubblicato in Love, Visioni | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Labbra

Come un fumogeno di piazza
Come il contadino in pensione
Nel paradosso che fa ridere tutti
lascio energie a chi le vorrà
potrei cederle in cambio di una battuta brillante
Barattarle in cambio di un’epifania.
Butta giù questo velo non sensuale
Una zanzariera da cui non mi vedo
Costruiscimi una gabbia di specchi
Getta via la chiave dove non posso sprofondare
In cambio ti deglutirò forte

con tutte le labbra che mi restano.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento